Uno dei crucci più grandi di chiunque comunichi è avere un minimo di personalità online. Distinguersi. Per farsi ricordare e sì, per vendere.
Trovare il tono di voce nei testi (tone of voice in inglese, o TOV abbreviato) è stato il mantra degli anni pre-Covid. Poi è arrivata l’AI che ha cambiato le regole del gioco:
- da un lato oggi scrivere bene è facilissimo: basta un buon prompt e Claude, Chat GPT o Gemini ti restituiscono un testo corretto;
- dall’altro, non è un mistero, i testi con l’AI sono piatti, banali, zeppi di cliché stilistici che urlano COPILOOOOOT da mezzo chilometro di distanza.
Insomma, il TOV è diventato ancora più importante per farsi riconoscere. Sennò il brand diventa solo una serie di testi corretti, sì, ma insapore.
Sei stufo o stufa di definirti leader di settore, di avere una struttura in una splendida cornice, di offrire servizi chiavi in mano? Beh, figurati quanto siamo stufi noi di leggere queste robe! Per questo nelle nostre strategie di comunicazione, un’intera parte è dedicata proprio al tono di voce, in modo da definirlo e renderlo coerente su ogni canale.
Ecco, se anche tu vorresti che il tuo brand avesse un tono di voce chiaro e personale, in questo post provo a fare un po’ di chiarezza:
- Cos’è il tono di voce e a cosa serve
- Perché dovresti definire il tono di voce della tua comunicazione?
- Tono di voce: vediamo un caso pratico
- Gli errori tipici dei brand senza tono di voce
- I principali errori che fa (ancora) l’AI
- Come integrare il tuo tono di voce con l’AI
- E ora ecco 5 esercizi veloci di scrittura per migliorare
- FAQ su tono di voce

Cos’è il tono di voce e a cosa serve
Come dice l’esperta di comunicazione Valentina Falcinelli di Pennamontata, il tono di voce è la tua personalità al servizio della tua comunicazione.
È una definizione bellissima perché ci ricorda una cosa importante: il tono di voce non è solo “scrivere simpatici”. Non è solo dare del tu, mettere due emoji, infilare una battuta o usare parole informali. Il tono di voce è il modo in cui la tua personalità, o quella del tuo brand, arriva a chi legge.
È quello che fa dire: “Ah, questo testo sembra proprio suo”, oppure “Questa newsletter la riconoscerei anche senza firma”, o ancora “Questo brand mi parla in un modo che capisco”, oppure “Mi fido, perché mi sembra un amico”.
Trovare il TOV giusto non è solo una questione di gusti personali. È anche una questione di parlare in un modo che catturi il nostro potenziale cliente.
Se facciamo scialli in lana, comprati da signore over 70, difficilmente scriveremo post con il tono scanzonato di Taffo. Non perché le signore over 70 non possano apprezzare l’ironia, eh. Ma perché ogni comunicazione deve tenere insieme tre cose: chi siamo noi, cosa vendiamo o raccontiamo, e chi abbiamo davanti.
Un tono di voce funziona quando è coerente con:
- la nostra personalità;
- il prodotto o servizio che offriamo;
- le persone a cui ci rivolgiamo;
- il contesto in cui stiamo comunicando;
- l’obiettivo del testo.
Per dire: il tono di una pagina prodotto non sarà identico a quello di una Story. Una email di assistenza clienti non parlerà come un post di lancio. Una bio Instagram non avrà lo stesso ritmo di una pagina “chi siamo”.
Però la personalità di fondo dovrebbe restare riconoscibile. Sei sempre tu, su touchpoint differenti.
Far emergere la propria personalità attraverso le parole richiede tempo: un po’ perché non tutti sono scrittori o scrittrici provette di natura, un po’ perché essere costanti e coerenti ha bisogno di idee molto chiare e strutturate.
E anche perché, spesso, a scuola, ci hanno insegnato a scrivere in un modo che online non funziona: frasi lunghe, tono ingessato, parole astratte, poca conversazione, poca concretezza.
Online, invece, abbiamo bisogno di una scrittura che sappia fare una cosa difficilissima: sembrare naturale, pur essendo curata.

Perché dovresti definire il tono di voce della tua comunicazione?
Il tono di voce serve a distinguersi, certo. Ma non solo.
Serve anche a creare fiducia. A far capire chi siamo. A rendere più chiare le nostre idee. A trasformare un testo qualunque in un testo che parla davvero a qualcuno.
Quando una persona arriva sul nostro sito, legge un post, apre una newsletter o guarda una didascalia su Instagram, non sta valutando solo cosa diciamo. Sta valutando anche come lo diciamo.
Il “come” fa tantissimo.
Una frase può sembrare fredda oppure calda.
Distante oppure vicina.
Professionale oppure burocratica.
Semplice oppure sciatta.
Ironica oppure forzata.
Autorevole oppure supponente.
Il tono di voce è quella cosa lì: il sapore che lasciamo in bocca a chi legge.
Questo sapore si sente in ogni tipo di comunicazione online: blog post, newsletter, pagine di vendita, email automatiche, schede prodotto, caption social, bio, messaggi di assistenza, call to action.
Anche una frase piccola può dire molto di noi.
Ti faccio l’esempio di un’email automatica dopo un acquisto.
- Versione fredda: Il suo ordine è stato ricevuto correttamente. Seguiranno aggiornamenti.
- Versione più calda: Abbiamo ricevuto il tuo ordine: grazie! Ti scriveremo appena il pacco sarà pronto a partire.
Stessa informazione. Effetto completamente diverso.
Non c’è bisogno di chissà quale stratagemma sofisticato per avere un buon tono di voce: basta ricordarsi che dall’altra parte dello schermo c’è una persona che ci legge e deve capire ed entrare in connessione con noi.
Tono di voce: vediamo un caso pratico
Conoscerci così a fondo, come brand, al punto da mettere a fuoco il proprio TOV non è semplicissimo, ma puoi lavorare fin da ora per ottenere una scrittura semplice e professionale, calda e pulita. Un gran bel risultato, no?
Cosa intendo? Ecco un bell’esempio di Yumibio, uno store online che vende prodotti per la cura del corpo e della persona, biologici e attenti all’ambiente. Questa è la loro bellissima descrizione dell’imballaggio (bruttino) in cui arriveranno i tuoi acquisti.

Non ci sono voli pindarici, aggettivi ricercati, metafore argute, flussi di coscienza o battute di spirito.
Cosa noti in questo testo? Ti do una mano e lo vediamo insieme:
- Danno del tu al lettore/lettrice: avvicina e ti fa sentire parte del racconto.
- Usano un linguaggio colloquiale, semplice: come se parlassero a un loro amico, per spiegargli quella cosa lì. Ed è così. E quell’amico o amica sei tu e ti affezioni al brand.
- Dimostrano di conoscere il target: “Potevamo farlo bello, ma sappiamo che tu lo preferisci così”. Ok, sarà una loro scelta per riciclare e risparmiare, ma Yumibio conosce i e le clienti e sa che sono attenti all’ambiente. Così facendo, ti rendono partecipe del cambiamento. Tu ti senti utile e speciale perché se acquisti da loro fai la tua parte.
- Usano in modo intelligente l’anafora: “potevamo farlo bello” viene ripetuto ben 5 volte ed è un ottimo modo per fissare il concetto nella mente (distratta del lettore).
Come vedi non siamo di fronte a un testo di Proust, ma è un testo che online funziona alla grande: è chiaro, pulito, caldo e professionale, nella sua semplicità.
Gli errori tipici dei brand senza tono di voce
Spesso però la strada verso il tono di voce è irta di errori. I più tipici sono:
Non comunicare nulla
Mettere parole a caso sotto le foto. Nell’ipotesi migliore, diventano delle didascalie pedisseque di ciò che già appare nello scatto; nell’ipotesi peggiore, come nel caso sotto, sembrano un sms privato mandato a qualcuno che conosciamo poco:

O ancora, sono frasi vuote: vorrebbero fare i salti mortali e stuzzicare i nostri sentimenti, ma non dicono niente.
La voglia di essere brevi porta alla vacuità. Una foto di una tazza con scritto “Momenti”. Una foto di un paesaggio con scritto “Respira”. Una foto di un prodotto con scritto “Desideri”.

Ma desideri di che?
Il punto è che ogni testo dovrebbe avere almeno un compito:
- raccontare qualcosa;
- spiegare un dettaglio;
- far capire un beneficio;
- rispondere a un dubbio;
- invitare a compiere un’azione;
- creare relazione;
- far emergere un valore.
Guarda il tuo testo: risponde ad almeno uno dei compiti sopra? Se non lo fa, forse è solo una frase buttata lì.
Scrivere come ci hanno insegnato a scuola
A scuola ci hanno insegnato che l’italiano scritto è diverso da quello parlato. Quello scritto è più serio, più curato e, quindi (cosa FALSAH!), più autorevole.
Ed ecco che molte persone hanno finito per scrivere come delle brochure, in modo freddo e senza cercare di intessere una conversazione con qualcuno.
In modo inadeguato per i social, in cui ci sono stilemi ormai consolidati che, se mancano, si fanno notare. Un esempio di inadeguatezza è quello di non inserire la call to action finale, cioè mancare l’occasione di interagire con il lettore o lettrice.
È il caso di questa ditta di cosmetici e di questo hotel di Cesenatico. Classici, ma molto impersonali. Finisci di leggere e pensi: “E quindi?”.

Tantissime aziende, hotel, centri estetici, ristoranti, studi professionali, ecommerce e liberi professionisti hanno cose interessantissime da dire, ma purtroppo scelgono di dirle così:
La nostra realtà nasce con l’obiettivo di offrire alla clientela un servizio completo e personalizzato, contraddistinto da qualità, professionalità e attenzione al dettaglio.
Che cosa c’è di sbagliato? Il testo è corretto. Ma è freddo. Astratto. Potrebbe essere di qualunque brand, quindi analizziamolo parola per parola:
- “realtà”: ai confini della realtà? Il tuo sarà un locale, azienda, brand, negozio, studio, agenzia, attività;
- “clientela”: la clientela è una massa indistinta senza faccia. Invece i tuoi clienti sono persone specifiche con esigenze specifiche: dai loro del tu o del voi;
- “servizio completo e personalizzato”: completo in che modo? E personalizzato cosa significa esattamente? Meno vaghezza: entriamo nel merito. Spiegami. Pensa se te lo dicesse un meccanico per la tua auto. Non vorresti sapere ogni singolo lavoro che farà per capire se serve/ti interessa;
- “qualità”: tutti la millantano, ma magari mostrarla è meglio;
- “Professionalità”: di nuovo molto vago, un esempio concreto di come questa professionalità vien portata avanti lavoro dopo lavoro sarebbe auspicabile per capir meglio e creare fiducia;
- “attenzione al dettaglio”: idem come sopra.
Come vedi la mancanza di TOV si traduce in vaghezza. Sono tutte parole che abbiamo letto mille volte e che, proprio per questo, non dicono niente, sono dimenticabili.
Molto meglio provare a dire la stessa cosa in modo più concreto. Per esempio:
Ti aiutiamo con un servizio che parte con la progettazione degli spazi a casa tua con un geometra e un architetto, per arrivare alla scelta degli artigiani migliori per i tuoi lavori di ristrutturazione. Non lasciamo niente al caso, siamo precisi nei tempi e moderni nelle idee: per questo in 10 anni abbiamo rinnovato più di 150 case.
Non è poesia. Ma è preciso. E sembra parlare a qualcuno che vuole capire e scegliere. E si fa ricordare.
Essere banali
Una delle piaghe peggiori. “Lasciati travolgere. Vortice. Natura”. Perché non è efficace? Perché non parla del problema del cliente. Non si mette nei panni del sentire e dei jobs to be done del pubblico. Non fa emergere le unicità del prodotto. Non cerca un dialogo.

Il lettore non capisce:
- cosa stai dicendo;
- perché dovrebbe interessarsi al tuo brand;
- cosa c’entra con lui o lei;
- cosa dovrebbe fare dopo.
Spesso la banalità nasce dalle parole troppo troppo belle, troppo “da comunicazione”. Natura. Emozione. Bellezza. Sogno. Magia. Essenza. Energia. Autenticità. Parole che possono avere senso, certo, ma da sole non bastano. Vuoi fare il figo, ma non ci riesci.
Se vuoi parlare di natura, dimmi quale natura.
Se vuoi parlare di bellezza, dimmi che tipo di bellezza.
Se vuoi parlare di autenticità, fammi vedere in cosa sei autentico.
Se vuoi parlare di emozione, raccontami una scena, un dettaglio, una situazione.
Il tono di voce migliora quando smettiamo di appoggiarci alle parole grandi e vaghe e iniziamo a dire cose piccole e precise.
Quando lavoriamo ai social dei nostri e delle nostre clienti, ci teniamo molto ad andare oltre, pretendere di più e creare testi, anche brevi ma densi di senso e personalità.
Essere troppo colloquiali
Ok, ho detto che è meglio scrivere come a un amico, ma qua si esagera con la confidenza. E poi l’italiano non è un’opinione. I testi vanno scritti sempre:
- senza errori grammaticali
- senza abbreviazioni: non è un sms e scrivere “nn” invece di “non” è assurdo! Quanto tempo hai risparmiato per omettere la “O”?
- senza 600 puntini di sospensione: sono sempre solo 3! Non di più, non di meno.

Aggiungo anche: senza punti esclamativi a raffica di mitra, senza emoji messe come coriandoli a Carnevale, senza “raga”, “bro” o “amo” a seconda della generazione, senza tormentoni copiati da altri profili.
Il tono colloquiale funziona quando sembra naturale. Non quando sembra che il brand abbia bevuto tre energy drink e stia cercando disperatamente di sembrare giovane.
Essere caldi non significa essere appiccicosi.
Essere informali non significa essere trasandati.
Essere vicini non significa prendersi confidenze che nessuno ci ha dato.
La cura del testo resta fondamentale. Anche perché la professionalità passa da questo.
Cambiare tono di voce troppo spesso
Questo errore è molto comune, soprattutto all’inizio.
Un giorno scrivi super professionale. Il giorno dopo fai battute. Quello dopo ancora sembri una pagina motivazionale. Poi pubblichi una newsletter tutta poetica. Poi una caption piena di slang. Poi una pagina vendita da commercialista arrabbiato.
Succede perché stai cercando la tua voce, o perché magari non ci avevi mai pensato e vai a braccio.
Però, a un certo punto, il tono deve diventare più stabile. Non fisso, non rigido, non imbalsamato. Ma riconoscibile sì.
Sei sempre tu che ti sai adattare al contesto, un po’ come quando parli coi tuoi amici o con la suocera di 85 anni: non scegli le stesse parole, ma sei sempre tu.
Il tono di voce, così come l’immagine coordinata, è anche una promessa: “Io ti parlerò così”. E se ogni volta cambi voce, chi legge fa più fatica a fidarsi.

I principali errori che fa (ancora) l’AI
Oggi l’AI può essere un grande aiuto per scrivere, sistemare, riordinare le idee e superare il panico da pagina bianca. Però, si sente la mancanza del tocco umano. Magari non sarà così tra pochi aggiornamenti, ma per ora gli errori da tenere sott’occhio sono:
- scrive testi corretti ma generici, pieni di frasi che sembrano uscite da una brochure;
- ha una grande passione per aggettivi come reale, facile, ordinato;
- usa i tricolon, cioè gli aggettivi a gruppi di tre;
- mette entusiasmo dove non serve, con punti esclamativi, toni troppo carichi e frasi da televendita;
- usa spesso i trattini lunghi americani che noi europei non usiamo;
- inoltre, usa troppi incisi;
- tende a fare tantissime frasi con “non è solo x, ma più y”; esempio: “Non è solo una sagra di paese, è un’occasione per connettersi con il territorio”;
- scrive testi che potrebbero andare bene per chiunque, e quindi non sembrano davvero tuoi.
Il risultato? Tutto torna, tutto fila, tutto è grammaticalmente a posto. Ma spesso non si sente una voce vera.
Quindi il rischio è avere dei testi, risolvere il problema di cosa dire, ma dirlo male. Dirlo come fanno tutti.
Come integrare il tuo tono di voce con l’AI
L’AI – Chat GPT, Gemini, Claude, CoPilot, ecc. – funziona molto meglio se non le chiedi solo di scrivere un post generico ma se le dai indicazioni precise sul tuo tono di voce, proprio come faresti con un professionista che deve aiutarti a scrivere.
Per esempio, puoi dirle:
- che tipo di tono vuoi usare: caldo, professionale, ironico, semplice, diretto, rassicurante;
- che cosa vuoi evitare: un tono sdolcinato, ingessato, sarcastico, banale, troppo promozionale;
- quali parole usi spesso e quali invece non vuoi vedere nemmeno col binocolo;
- se dai del tu, del voi o del lei al target;
- se preferisci frasi brevi o più articolate;
- se vuoi esempi concreti, domande al lettore, call to action leggere;
- quali testi tuoi può usare come riferimento, così capisce meglio ritmo, parole e personalità.
Insomma: trattala come una collaboratrice che ha bisogno di un brief. E poi, mi raccomando: rileggi sempre.
Ecco cosa fare, dopo aver ottenuto una bozza dall’AI:
- taglia le frasi finte;
- elimina le parole troppo generiche;
- inserisci dettagli personali e unici del brand , come esempi, esperienze, micro-racconti, che l’AI non poteva conoscere;
- controlla che il testo sia chiaro;
- verifica che il tono sia coerente con il tuo brand.
Fatti aiutare, non sostituire.

E ora ecco 5 esercizi veloci di scrittura per migliorare
Per evitare di sbagliare e per prendere confidenza col proprio tono di voce.
1. Scrivi come ti viene
Il tuo post sembra il tema di terza media? Non importa! Tu scrivi e butta giù tutto. Poi fai questo esercizio, anche se ti sembra assurdo. Detta al tuo computer (qua Aranzulla spiega come fare sia per Mac che per pc) quello che vuoi dire, immaginando di spiegare quel concetto, quel prodotto o quel servizio al tuo migliore amico o amica. Diglielo proprio come se fosse un vocale su WhatsApp. Quando hai finito, rileggi cosa è rimasto scritto sulla pagina. Sarà una versione molto più calda e personale, rispetto alla prima.
A questo punto prendi il buono della prima (con tutti i dettagli ben spiegati) e integralo con la seconda versione, più spontanea.
2. Rileggi a più non posso
Non postare nulla, nemmeno una didascalia su Instagram o una Story, senza aver riletto almeno DUE volte. Due, eh? Leggi con attenzione perché non ci siano refusi, ripetizioni, punteggiatura errata, troppi aggettivi, parti che non si capiscono bene, dettagli che mancano, eccetera. La professionalità passa anche da questo.
La prima rilettura falla per la correttezza: errori, refusi, concordanze, verbi, punteggiatura, parole mancanti.
La seconda falla per il senso: si capisce? È chiaro cosa vuoi dire? C’è un punto in cui il lettore o lettrice potrebbe perdersi? Hai scritto una frase bellissima ma inutile? Hai messo una call to action? Stai davvero parlando a qualcuno?
Un trucco semplice per rileggere in modo efficace è leggere ad alta voce. Se ti manca il fiato, la frase è troppo lunga. Se inciampi, il ritmo forse non funziona. Se mentre leggi ti vergogni un po’, magari quella frase non è tua. Se ti annoi tu, figurati chi ti legge.
Rileggere non è un passaggio noioso dopo la scrittura. È parte della scrittura.
3. Leggi a più non posso
Guarda come scrivono e comunicano gli altri. Segnati almeno 10 creator che ammiri per la loro scrittura e per 2 settimane analizza ogni loro post, blog post, Story e newsletter. Viviseziona i loro testi, passali ai raggi X: cosa ti piace? Cosa funziona? Che emozione ti lasciano?
Non solo: come iniziano? Come chiudono? Usano frasi brevi o lunghe? Tante o poche emoji? Fanno esempi?Fanno domande? Usano ironia? Quanto sono specifici? Quali parole ritornano spesso?
Prova a scrivere un tuo post come lo scriverebbe ognuno di quei 10 profili (lo so: è un esercizio lungo, ma nessuno ti corre dietro) e inizia a giocare e sperimentare fino a trovare la TUA voce. Mi raccomando: non copiare MAI i testi degli altri: ti sgamano subito!

4. Fai una lista di parole sì e parole no
Prendi un foglio e dividilo in due colonne. Da una parte scrivi le parole sì: quelle che ti rappresentano, che useresti davvero, che vuoi far entrare nel tuo modo di comunicare. Dall’altra scrivi le parole no: quelle che non ti somigliano, che ti sembrano finte, che usano tutti, che ti fanno venire l’orticaria.
Per esempio, potresti decidere che tra le tue parole sì ci sono: semplice, pratico, caldo, concreto, gentile, laboratorio, metodo, scrittura, voce, esercizio.
E tra le parole no: guru, rivoluzionario, performante, esclusivo, esperienza unica, mindset, coccola, a 360 gradi.
Diciamo che non è la chiave per il TOV perfetto ma è una bussola. Quando scrivi e ti viene voglia di infilare “soluzioni innovative a 360 gradi”, puoi guardare la tua lista e tornare in te.
5. Controlla le frasi fatte
Ultimo esercizio, veloce-veloce: ogni volta che scrivi una frase fatta, fermati. Non devi cancellarla per forza. Devi chiederti: posso dire questa cosa in modo più preciso?
- “Qualità e passione” può diventare: “Lavoriamo ogni pezzo a mano e controlliamo le cuciture una per una prima di spedirlo”;
- “Esperienza unica” può diventare: “Arrivi, lasci la valigia, scendi in spiaggia in tre minuti e la sera sai già dove mangiare una piadina fatta bene”;
- “Servizio su misura” può diventare: “Partiamo da quello che ti serve davvero e costruiamo un percorso che puoi seguire anche se hai poco tempo”.
Le frasi fatte sono comode. Ma la precisione è molto più forte.
Una mini checklist prima di pubblicare
Prima di pubblicare un post o newsletter, puoi farti queste domande:
- si capisce subito di cosa sto parlando?
- sto dicendo qualcosa o sto solo riempiendo spazio?
- il testo sembra scritto da me?
- ci sono frasi fatte?
- sto parlando a una persona reale?
- il tono è coerente con il mio brand?
- ho riletto almeno due volte?
- c’è una call to action chiara?
Online le parole sono spesso il primo contatto che una persona ha con noi. E, come tutti i primi contatti, contano.

FAQ sul tono di voce
Cos’è il tono di voce?
Il tono di voce è il modo in cui la tua personalità, o quella del tuo brand, viene fuori nella comunicazione. È fatto di parole, ritmo, livello di formalità, ironia, esempi, call to action e relazione con chi legge.
Perché il tono di voce è importante?
Perché ti aiuta a distinguerti, a essere riconoscibile tra la massa digitale e a creare fiducia. Un buon tono di voce rende i testi più chiari, più umani e più coerenti, dal sito ai social, dalla newsletter alle email automatiche.
Come faccio a trovare il mio tono di voce?
Parti da 4 cose: chi sei, a chi parli, quale relazione vuoi creare, quale bisogno soddisfi con la tua attività. Poi scrivi, rileggi, studia chi comunica bene, fai esercizi e costruisci una lista di parole sì e parole no. Il tono di voce non si trova in un pomeriggio: si allena.
Il tono di voce deve essere per forza ironico?
No. L’ironia è solo una possibilità. Un tono di voce può essere caldo, elegante, tecnico, neutro, professionale, sognante, rassicurante, diretto, pop, poetico, essenziale. L’importante è che sia coerente con te e adatto alle persone a cui parli.
Si può cambiare tono di voce nel tempo?
Sì, certo. Le persone cambiano, i brand crescono, i progetti evolvono. Però è importante non cambiare tono a caso da un post all’altro, perché la coerenza aiuta chi legge a riconoscerti.
Quali sono i principali tipi di tono di voce secondo Valentina Falcinelli?
Valentina Falcinelli di Pennamontata usa spesso una classificazione molto utile, quasi come un termometro del tono di voce: freddo, neutro, caldo e colorato.
Il tono freddo è distante, formale, istituzionale. È quello delle comunicazioni burocratiche, dei testi molto rigidi, delle aziende che sembrano parlare da un piano altissimo di un palazzo con i vetri oscurati.
Il tono neutro è chiaro, corretto, professionale. Non è particolarmente caldo, ma nemmeno respingente. Funziona quando l’obiettivo principale è informare bene, senza sbilanciarsi troppo (è neutro mica per niente).
Il tono caldo è più vicino, umano, colloquiale. È quello che cerca una relazione con chi legge, usa parole semplici, dà spesso del tu e fa sentire che dietro al testo c’è una persona.
Il tono colorato è quello più vivace: ironico, brillante, giocoso, provocatorio, a volte sopra le righe. Può funzionare benissimo, ma va maneggiato con cura, perché non tutti i brand possono o devono comunicare con ironia.
La cosa importante è non scegliere un tipo di TOV solo perché ti piace. Prima definisci se è coerente con chi sei, con cosa vendi e con le persone a cui vuoi parlare.
Cosa faccio se cambio tono di voce tra LinkedIn e TikTok?
Cambiare tono di voce tra LinkedIn e TikTok può capitare spesso, ma farlo equivale a cambiare personalità.
Se sei una persona pratica, chiara e gentile, dovresti esserlo sia su LinkedIn sia su TikTok. Cambieranno il ritmo, il formato, il livello di informalità, gli esempi, magari anche le parole. Ma non dovresti sembrare una consulente serissima su LinkedIn e una cugina impazzita su TikTok, a meno che la cugina impazzita non faccia davvero parte del tuo posizionamento.
Una buona regola è questa: adatta il tono al canale, ma non tradire la voce del brand.