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7 Luglio 2016
Marianna Martino

Perché tutti ce l’hanno con Amazon

Nell’ambiente dei libri Amazon sta un po’ sul culo. I librai non vedono di buon occhio gli sconti folli che fa (e che loro per ovvie ragioni non riescono a proporre perché non sostenibili, se vogliono guadagnare qualcosa). Gli scrittori pensano che abbia sdoganato la vendita di porcate autopubblicate a pochi centesimi. Gli editori, da quando ha anche una divisione editoriale, lo considerano il Kylo Ren dell’editoria che ci ucciderà tutti con una spada laser e un uso deviato della Forza. [Vuoi approfondire i motivi per cui Amazon è il ba-bau? Qua un articolo interessante del “Corriere della sera”]

La sindrome di quella squadra là

Amazon soffre di quella che mi piace definire “sindrome di Topolino” o “effetto l’altra squadra di Torino” (NOTA BENE: l’altra squadra di Torino, quella che non è il Toro, qua da Zandegù non si può manco nominare, pena la morte): quelli che vincono sempre o che fanno sempre tutto bene stanno un po’ sulle balle, no?

Ecco, io di solito i vincenti non li sopporto, sto sempre dalla parte di Paperino, degli outsider, degli sfigati, dei bruttini, dei non-conformati, dei timidi e delle ragazze che sembrano Daria (quella del cartone di Mtv).

Amico Amazon non ti odio (per ora)

Però con Amazon non ce la faccio. Amico Amazon, non ti odio (almeno per il momento), non me ne vogliate voi dell’ambiente dei libri, ma è così. D’accordo: Amazon è il male, è il capitalismo, la ruspa che schiaccia la foresta pluviale, il bastone che uccide la fochina bianca, la multinazionale che fa fallire il negozietto di quartiere.

Me ne vergogno, io che non compro mai libri nelle grandi catene, perché non mi piacciono le loro politiche di ordine/reso/sconto che possono fare solo perché sono pappa e ciccia coi distributori (e con gli editori). Sì, proprio io che al liceo le suore mi davano della giovane comunista e quando leggevo Tolkien hanno pensato che fossi diventata fascista e non capivano, insomma, io Amazon non lo odio. E perché dirai tu? Semplice: perché Amazon mi dà da mangiare ogni mese.

Conta che le vendite degli ebook Zandegù sono ripartite approssimativamente in questo modo: 65% dal nostro store – 30% da Amazon – 3% Google Play – 2% altri store.

Le ragioni del nostro non-odio

Quel 30% è proprio più goloso di un affogato al caffè, per noi, editori indipendenti. E perché guadagniamo tanto su Amazon? Non sono certo i prezzi bassi, ma altre due ragioni:

  1. i daily deal o offerte del mese: si tratta di sconti speciali che possono durare solo un giorno o un mese. Ti candidi, come editore, e proponi i tuoi titoli: se ad Amazon piacciono li inserisce nell’offerta, offerta che comunica ai suoi clienti tramite newsletter (e non riesco a immaginare quanti iscritti abbia). Certo, loro ti impongono che il prezzo sia scontato almeno del 70% (quindi tantissimo), ma la quantità di persone che puoi raggiungere, specie col daily deal che fa leva sull’urgenza, è incredibile e le vendite sono molto alte;
  2. compra con un click: beh, come si può battere il fatto che con un click di mouse puoi comprare quello che vuoi, senza dover tirare fuori la carta di credito, loggarti, inserire dati eccetera? Come battere il fatto che, con il semplice wi-fi, hai subito il tuo libro disponibile su Kindle, pronto da leggere? Il nostro store, per dire, non è così sofisticato (ma mi pare normale) e, come noi, tanti altri grandi store. Il Compra con un click è pazzesco: molte persone magari farebbero shopping direttamente da noi, perché magari sono attente a queste cose e capiscono che, acquistando sul nostro store, ci farebbero guadagnare di più, ma la comodità di Amazon è talmente alta che i discorsi etici passano in secondo piano (giustamente). E poi il Kindle è uno dei reader più diffusi e il suo costo, per la versione base, è davvero competitivo (70€ circa).

Papaveri e paper

Nei nostri 5 anni da duri e puri, durante la nostra paper era (o papera?), non siamo mai scesi a compromessi: eravamo davvero tanto idealisti, come è giusto che si sia a 20 anni e, mossi da questi sentimenti, secondo me, ci siamo anche bruciati delle buone occasioni, ritrovandoci così a essere costantemente in rosso. Non il massimo per un’azienda (seppur piccola), no?

Ecco, da quando abbiamo ricominciato 3 anni fa la musica è cambiata (lo raccontiamo anche qui) e, onestamente, visto il passato sconfortante, non mi sento più tanto di fare l’integralista e di dire no ad Amazon (per quale motivo poi? Oh, c’è gente che non si vergogna di tifare l’altra squadra di Torino, quindi non vedo perché noi dovremmo farci di queste fisime). Fare gli editori e occuparsi di cultura non è facile, come puoi immaginare, e ogni euro in più per arrivare a fine mese e far quadrare i conti è fondamentale. Quindi sì, ci vendiamo per un 30% di incasso, che ci serve per fare un sacco di altre cose bellissime (almeno secondo noi). Cazzarola, pure Jon Snow alla fine cede e si concede a Ygritte, no?

Un’alternativa sarà mai possibile?

Ecco, però, siccome noi da Amazon non compriamo mai un tubo (a parte qualche titolo straniero che in Italia non viene edito) e siamo super fedeli e amanti delle librerie indipendenti che sosteniamo come se non ci fosse un domani, sarebbe bello se iniziassero a esistere degli store online che vendono libri e ebook che abbiano la stessa atmosfera indie di una libreria fisica, gestiti da persone con la stessa passione e competenza dei librai (magari proprio gli stessi librai di quartiere che tanto amiamo), pronti a consigliarti e guidarti. Insomma, un sito che non sembri un mega supermercato impersonale. Magari shop online così faranno solo il solletico ad Amazon, ma quando ne vedremo uno in Italia?

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