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7 Maggio 2019
Marianna Martino

Sono stata quel cugino

A tutti è capitato di dire o sentirsi dire, di fronte a un preventivo: “Eh, ma mio cugino lo fa a molto meno!”. Ecco, questo post riguarda quel famoso cugino e il fatto che, anche io, sono stata un cugino, per un paio di anni.

Tutto ha avuto inizio quando…

I primi tempi, Zandegù non è stata subito sostenibile e, per arrivare a fine mese, facevo tanti lavori insieme, oltre agli ebook e ai corsi. Ho lavorato come copy, come manager di una campagna di crowdfunding per un film, come correttrice bozze di cataloghi, come social media manager, come ufficio stampa, come insegnante e come un paio di altre cose di cui vorrei parlarti ora.

Lo avrai capito: gli inizi sono durissimi e io cercavo di prendere tutti i lavori extra che capitavano per dare ossigeno al mio sogno (e ai miei polmoni e al conto in banca!).

Sempre nell’ottica di fare economia, oltre a lavorare per terzi, cercavo di internalizzare tutto quello che potevo. Dopo una lunga estate sui libri, ho imparato a usare Adobe inDesign per impaginare gli ebook. Quindi ho imparato a usare WordPress per creare e gestire il sito di Zandegù (il primissimo l’avevo proprio fatto con le mie manine insieme a Marco). Avevo anche iniziato a smanettare pietosamente con Illustrator per le grafiche. Poi è arrivato Canva e la mia vita è cambiata in meglio.

In pratica, sapevo fare di tutto e tutto malino (Jack of all trades, master of none, come si dice in Merica). Cioè non proprio malino, ma quel tanto che serviva a me. Non conoscevo i trucchi e le finezze dei programmi che usavo. Quando a Zandegù serviva altro, allora mi mettevo lì e studiavo.

Tra le tante cose che avevo imparicchiato a fare, ce n’erano due in particolare che facevano gola a molte persone: i siti in WordPress e la grafica.

I due siti che ho fatto

‘Sto fatto di diventare un cugino è iniziato per caso: amici che lavoravano in un’associazione avevano bisogno di un sito molto semplice, con poche pagine, una galleria di immagini e i contatti. Avevano budget, io (ARGH!) ho scaricato un tema, l’ho installato, customizzato come sapevo e gestito l’upload dei contenuti per qualche mese. Loro non avevano esigenze particolari, non hanno mai chiesto modifiche, non ci sono stati intoppi, erano contenti. Io mi sentivo quasi una specie di hacker! Ah ah ah!

La voce è giunta anche ad altri amici che avevano bisogno di un altro sito: ho fatto anche quello, stessa modalità. Stavolta le esigenze erano maggiori, me la sono sempre cavata, spesso arrampicandomi sugli specchi, aggiungendo una sfilza di plug-in dove non sapevo come intervenire, appesantendo tutto. Non stavo lavorando bene.

Finita la parentesi dei siti, è arrivato il momento della grafica

Sono tornata a essere cugino quando mi hanno chiesto di fare le locandine e i banner Facebook per un’altra associazione (piacevo molto nel mondo dell’associazionismo!). Il compito era semplice: locandine di eventi con testo, foto (che prendevo da stock gratuiti), piccoli elementi di grafica e milioni di loghi. I capi non erano interessati alla coerenza tra una grafica e l’altra, quindi non avevo dovuto studiare chissà quale progetto. Mi era richiesto solo un minimo di buon gusto e buon senso nel disporre gli elementi. Mi pagavano quella che oggi considererei una bella cifretta. Secondo me non avevo fatto dei lavori brutti in senso assoluto, ma la verità è che non sono un grafico.

Perché l’ho fatto?

In quegli anni non mi ero accorta di essere un cugino. Cioè, sapevo di non essere una professionista in quei settori ma pensavo anche: “Non truffo nessuno, sono sempre stata onesta sui miei limiti”.

Avevo tanto bisogno di soldi e, se me li davano, perché non prenderli?

Non rinnego totalmente quel periodo solo perché ci pagavo le bollette. Però il mio è stato comunque un atteggiamento ingenuo.

Perché gli altri mi hanno scelta comunque?

Perché costavo poco. E perché non dovevano investire tempo per cercare online un vero professionista. Avevano chiesto a un amico, ero saltata fuori io, ero economica. Bingo! Ho sicuramente tolto lavoro a chi ne sapeva più di me. Purtroppo spesso il mercato si basa su un passaparola che non sta tanto a guardare i meriti o le competenze, ma la comodità. “L’amico di” è una brutta bestia, ma è una realtà con cui dobbiamo fare i conti.

Cosa puoi imparare dalla mia storia?

Io penso che dovresti vendere sempre e soltanto quello che sai fare benissimo, sul quale hai anni di esperienza e tanta competenza. Benissimo non vuol dire necessariamente che tu sia sempre perfetto, ma che hai idea di quello che stai facendo e cerchi di offrire il prodotto/servizio migliore che puoi.

Poche righe fa ti dicevo: “Se mi davano i soldi perché non prenderli?”. Perché a volte le persone pensano solo al risparmio ma non sanno davvero cosa stanno comprando. Per loro i grafici sono tutti uguali e poi, quando ricevono il file, capiscono che non è proprio così. Grazie a dio, ho lavorato con amici, ero stata chiara e nessuno è stato scontento, ma occhio: se stai pensando di vendere a terzi competenze che non hai, fermati. Non diventare un cugino anche tu. Lascia spazio a chi sa fare bene il suo lavoro.

Io l’ho imparato e non me lo tolgo più dalla mente. Quello che vendo oggi, anche con le consulenze, è solo roba buona, di prima di qualità. Frutto di 7 anni di esperienza, che so fare anche a occhi chiusi. Solo così si lavora bene.

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