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24 Marzo 2016
Marianna Martino

Perché abbiamo smesso di fare libri di carta

Cosa abbiamo fatto dal 2005 al 2010

Per 5 anni abbiamo fatto gli editori tradizionali. Quando dico “editori tradizionali” intendo che eravamo di quelli che pubblicano su carta. C’è anche da dire che, quando abbiamo iniziato, di editoria ne sapevamo come di fisica termodinamica (esiste, poi?).

Quando pensi a una casa editrice, pensi a storie, romanzi, raccolte di racconti e cose del genere e noi, infatti, pubblicavamo proprio quelle cose lì. Non solo, ci eravamo specializzati in una nicchia specifica: narrativa surreale, che voleva dire, in parole molto povere, che ci piacevano le storie strampalate, dove le cose di tutti i giorni venivano esagerate, dove c’era tanta ironia e situazioni buffe come se piovesse. Non per niente, uno dei nostri titoli si chiamava I sassi vanno matti per le sasse, per dire.

La difficoltà più grande

Dopo pochi mesi da editori, abbiamo subito capito che la difficoltà più grande per noi sarebbe stata, banalmente, vendere abbastanza da portare la pagnotta sulla tavola (e si sa: mangiamo tantissimo) e da coprire le spese.

Alla fine, però, tutto il lavoro che c’era dietro a un nostro libro – un lavoro che facevamo direttamente noi, cioè quello di selezione, editing, correzione bozze, impaginazione, grafica e promozione -, un lavoro che andava avanti dei bei mesi, non ci pesava più di tanto: era tempo e lavoro che investivamo in un progetto in cui credevamo ed era un processo che non faceva realmente uscire dei soldi dalle nostre tasche (specie se, come noi, punti tutto sul fai-da-te).

Quello che pesava davvero era il costo di stampa dei libri. In 5 anni abbiamo pubblicato 18 libri, che possono sembrare pochissimi, ma per un piccolo editore sono comunque un investimento enorme, se si pensa che stampare un libro di circa 250 pagine in 1.000 copie, all’epoca, ci costava intorno ai 2.000 euro. Investimento dal quale, confessiamo, non è che siamo usciti proprio indenni. Anche perché, come dicevamo prima, se non vendi abbastanza, non rientri delle spese. Semplice, no?

Tutto questo mix ci ha davvero messo alla prova come manco Frodo nel Signore degli Anelli e, così, nel 2010 abbiamo chiuso i battenti di Zandegù.

La decisione di smettere di fare libri di carta

Nel 2012 abbiamo pensato di riaprire. Vogliamo essere veramente sinceri: la passione era pari a quella del 2005, l’incoscienza tanta meno. Oh, i cerotti costano un sacco.

Abbiamo riaperto perché i nostri obiettivi erano sempre gli stessi: fare leggere storie alle persone. Ma questa volta per farlo avevamo bisogno di cambiare qualcosa, e quel qualcosa era il formato dei nostri libri.

L’idea di poter risparmiare sulla stampa, e quindi di fare ebook, ci era sembrata stupenda. In più, una delle nostre certezze era che non avevamo più voglia di proporre narrativa: è un settore enorme e pieno di concorrenza, concorrenza in parecchi casi davvero cazzuta. Insomma, va bene tutto ma perché doversi sempre impegolare in cose più grandi di sé?

Avevamo delle nuove idee, volevamo fare libri veloci da leggere, volevamo sperimentare, volevamo poter fare tanti libri in un anno e non solo quei 4-5 che ci permetteva il portafoglio (quando li stampavamo): il formato digitale si prestava benissimo.

Inoltre, il pensiero di poter diffondere i nostri ebook in modo diretto, senza essere obbligati per forza ad avere una distribuzione in libreria (noi comunque un distributore oggi ce l’abbiamo e poi ne parleremo), ci piaceva.

La carta non ci manca per niente

Son 3 anni che facciamo ebook: dal primo, uscito a gennaio 2013, ne abbiamo già fatti 45 (cioè 2 volte e mezzo quelli stampati in 5 anni) e, di questi, ben 4 sono gratis, che è un vantaggio enorme per farsi conoscere, diffondere il proprio marchio e far sapere che tipo di storie si vogliono raccontare.

Con la vendita tramite Internet raggiungiamo molte più persone, rispetto alla distribuzione tradizionale in libreria che avevamo. E possiamo fare sconti e promozioni quando ci pare e piace senza rendere conto a nessuno.

Inoltre, le offerte giornaliere e mensili sul sito TU SAI CHI (tutti lo temono, tipo Voldemort: è uno store famosissimo che fa rima con Corazon) ci hanno permesso di fare numeri davvero interessanti, almeno per noi: il nostro titolo più acquistato, Malinverno, ha venduto 1.200 copie in un solo giorno. Cifre che comunque, ci teniamo a dirlo, non ci hanno fatto montare la testa. Siamo sempre gli stessi pirla di 10 anni fa :)

Oggi, con i tanto vituperati libri digitali, guadagniamo molto più di prima. E per “molto di più” intendo che se dal 2005 al 2010 non siamo mai riusciti ad andare in pareggio, da quando abbiamo riaperto non abbiamo ancora fatto un giorno di rosso e le nostre vendite di ebook sono aumentate del 52% dal 2015 al 2016.

Bada bene, con questo post non vogliamo dire che il digitale sia in assoluto meglio della carta, perché non lo è. Il digitale è meglio della carta per noi di Zandegù, perché ci ha permesso di fare le pubblicazioni che volevamo, tagliare i costi, raggiungere più persone, fare molte molte più cose (e anche degli esperimenti) di quante mai avremmo potuto farne stampando i libri su carta.

Abbiamo smesso la carta per due ragioni di base: perché per noi non era più sostenibile e per essere più liberi. E non ci siamo pentiti.

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