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5 Maggio 2016
Marianna Martino

Perché non faremo più presentazioni di libri

La risposta breve? Perché non ci guadagniamo nulla, dalle presentazioni.

La risposta lunga? Te la sei cercata, eh?

Una presentazione di un libro (nel nostro caso di un ebook) è quando un autore parla del suo romanzo (o saggio o altro), uscito da poco o da tanto (di solito, da poco), a una platea.
Può essere breve o lunga, l’autore può essere solo, ma più spesso è accompagnato da qualcuno (un altro autore più o meno noto, un giornalista, un libraio) che chiacchiera con lui e gli fa delle domande sul libro, in modo che il pubblico possa seguire. La presentazione può essere intervallata da momenti di lettura e si conclude spesso (per lo meno coi grandi autori) con il rito dell’autografo sulla copia che, di frequente, è stata appena acquistata.

[faccio questa premessa perché questo post parla di questo tipo di presentazioni e non di reading e altre modalità di promozione del libro]

A volte sold out, più spesso “C’è nessuuuuuuuuuunooooooo?”

Quando Zandegù era cartacea ne abbiamo fatte tantissime: in libreria, come da prassi; sul tram (meno normale, lo so); in trattoria; nei circoli; alle fiere; all’aperto; a Torino, Roma, Milano, Verona, Mantova, Padova, Bologna. A volte c’era solo l’autore (perché magari la presentazione era molto lontana), spesso c’eravamo anche noi.

Alcune volte abbiamo fatto presentazioni con autori famosi: una volta abbiamo avuto Andrea G. Pinketts, poi Paolo Nori, poi Luca Bianchini, poi Andrea Bajani.

Delle volte abbiamo fatto il pienone, tipo con 50/60 persone; la maggior parte avevamo 10/15 partecipanti; tantissime volte abbiamo supplicato parenti e amici di venire per non avere il vuoto con l’autore venuto apposta a Torino dal Sud; una volta (la peggiore) abbiamo avuto UNO spettatore alla presentazione dove avevamo invitato a parlare uno scrittore italiano molto noto, alla Fnac di Torino. UNO. Oltre a me, Marco, il nostro autore e lo scrittore italiano molto noto. UNO. E secondo me era seduto in platea per riposarsi dopo aver vagato per ore nel reparto hi-fi.

Cosa fai se hai un solo spettatore, vedi che non gli interessa l’incontro, sono passati 20 minuti e nessuno arriva, parli con chi si occupa degli eventi in libreria e, ancora, nessuno arriva? Niente. Cosa vuoi fare? Prendi e te ne vai, molto amareggiato. In quell’occasione particolare, anche vergognandoti un casino. E poi vai subito subito a bere fortissimo al bar.

Finora abbiamo parlato di pubblico. E le vendite?

Ah, quelle sono sempre state un disastro! Le volte che proprio abbiamo fatto il botto, abbiamo venduto 10 copie. La maggior parte ci assestavamo su 1 o 2. Le volte che andavamo in trasferta, anche vendendo 10 copie (il prezzo medio di un nostro libro cartaceo era 10€, quindi diciamo che potevamo guadagnare 100€), non ci siamo mai ripagati benzina, autostrada e pernottamento.

Ok, sento già qualcuno che dice che le presentazioni si fanno per farsi conoscere. A volte però mi chiedo se non ci siano metodi più redditizi e sensati per farsi pubblicità. Perché se è vero che la nuova moneta corrente è la visibilità, spesso le presentazioni non ti danno manco quella: un po’ perché il pubblico spesso è di amici e conoscenti e già sanno chi sei, e anche perché la gente tende a dimenticare tutto in frettissima.

E oggi?

Oggi non le vogliamo più fare, basta.

Quando abbiamo riaperto, Marco e io abbiamo detto: presentazioni MAI più. Poi in realtà, siccome la coerenza vincerà sull’ingiustizia e sull’odio, le abbiamo fatte lo stesso.

Lo ammetto proprio candidamente: le abbiamo fatte per far contenti gli autori. Perché, diciamolo, è sempre bello parlare davanti a un pubblico, parlare di sé, della propria fatica, del proprio lavoro e, con l’occasione della presentazione, rivedere amici che magari uno non incontrava da tempo.

Noi, però, che abbiamo il cuore di pietra e un registratore che batte al suo posto, non avendo un tubo da vendere, le troviamo una gran perdita di tempo.

Non abbiamo la piletta di libri freschi di tipografia da esporre e, perciò, in questi 3 anni abbiamo provato a ovviare portando flyer, QR code, implorando di tornare a casa e andare su Amazon (perché se gli dici zandegu.it poi lo dimenticano), facendo sconticini, ma abbiamo sempre visto uno zero tondo nelle vendite, nei giorni seguenti la presentazione. Che poi, se vogliamo, comprare un ebook sarebbe in realtà semplicissimo: c’è il compra con 1 click di Amazon!

Non è ora di sforzarsi un po’?

Quindi un ebook non ha speranze di essere portato in giro nel mondo reale? Secondo me sì, va portato fuori dall’Internette, ma servono idee più nuove, più al passo coi tempi, più giuste per questo tipo di libro. Noi, per dire, ci stiamo ancora lavorando su e non abbiamo trovato ancora la soluzione che funziona. Abbiamo provato delle cose, in questi anni, cose che sono anche andate bene ma che richiedono limature e riflessioni.

A volte ci chiediamo: non è che le presentazioni tradizionali sono inadatte all’ebook ed è un inutile incaponirsi a voler replicare a tutti i costi cose che “si son sempre fatte” tanto per farle? Non è che un editore o un autore hanno un po’ il cervello atrofizzato e pensano: “È dalla notte dei tempi che si è fatto così e io ho mille altre cose a cui pensare: continuiamo così, no?”.

È una buona pratica di marketing e di diffusione della lettura pensare che se una cosa funziona per il libro debba funzionare anche per l’ebook?

Nella promozione del libro in generale e dell’ebook in particolare (e lo dico includendo noi di Zandegù per primi), non è ora di sforzarsi e pensare a qualche idea un po’ nuova, controcorrente, che esca dal solco delle solite cose che si fanno sempre?

E concludendo: è tanto riprovevole voler fare delle cose che ti fanno vendere? Contando che la presentazione non è che capiti così, a caso, ma è un evento vero e proprio che, anche se piccolo, richiede pianificazione, coordinamento con autore e relatore e libreria, pazienza, stress, comunicazione online. O la visibilità, la gloria, l’applauso, contano anche loro?

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