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6 Febbraio 2020
Marianna Martino

Non affezionarti alle tue idee

Ti vengono come lampi di genio o dopo ore di brainstorming. Le scrivi su una Moleskine. Poi le rileggi. Le racconti agli amici. Poi le vivisezioni, ci ragioni, le metti in discussione, le valuti, le soppesi. E le metti in pratica. Fai strategie per renderle forti. Calendari per non perderle. Le aiuti con dei contenuti online. Le lucidi, le spolveri e compri loro i vestiti della domenica.

Guarda che ti lascio senza cena!

Sono le tue idee. Per prodotti, servizi, customer care, eventi, networking, post su Facebook, foto su Instagram, video, newsletter.

Se lavori bene, sai che un’idea è solo un piccolo embrione. Perché diventi un bambino che va alle elementari ci va un sacco di tempo, fatica, investimenti e capricci.

Eppure, questa sagace metafora con un bambino è proprio corretta: come a un figlio, alle idee ci si affeziona tantissimo. Però le idee non sono figli. Non dobbiamo mettere la loro foto nel portafoglio e tener loro la mano la sera, se non riescono a fare la nanna.

Cosa voglio dire, ché poi con queste metafore finisco con l’impapocchiarmi? Tanto vale fare un esempio, che andiamo sul sicuro.

Prendiamo un panettiere

Tu hai una panetteria. Sei sveglio. Sei sui social, hai un bel sito, ci tieni alla tua grafica. Decidi di puntare sui video. Pensi che i tutorial siano banali, quindi scegli di incontrare degli chef e, mentre chiacchieri con loro della loro carriera, cucinate insieme un piatto che prevede anche il pane o un abbinamento dei tuoi prodotti lievitati. Metti i video su YouTube, li riposti sul tuo blog, li rilanci sulle IG Stories. Il primo video ha 100 visualizzazioni, 10 commenti. Il sesto ha 15 visualizzazioni, zero commenti. Sulle Stories non decollano, vedi che la gente fa speed tapping, o passa alla storia successiva. Non ci sono messaggi diretti di nessun tipo. Tu però vai avanti: ti sembra un’idea stupenda, ci hai investito tante energie, hai coinvolto un amico che ne capisce di riprese e montaggi, i video sono dignitosi: non certo da film maker ma carini. Ne posti 1 al mese e ti richiede almeno 1 settimana di lavoro. A fine anno guardi i risultati e sono una picchiata libera. Anche quella puntata con la star di Masterchef non ha portato engagement. Eppure eri così sicuro.

Ok, questo è un esempio

Invece della panetteria potresti essere un fotografo, avere una palestra, fare il consulente finanziario, non importa. Invece dei video potrebbero esserci shooting di personal branding, abbonamenti da 5 ingressi, consulenze via Skype per imparare come investire i tuoi risparmi. O ancora potrebbero esserci newsletter, blog, foto su Instagram.

Il punto è uno e uno solo. Che siano per prodotti o comunicazione, le idee che abbiamo potrebbero essere un buco nell’acqua. E te lo dico senza nessuna remora: non hai idea di quante idee abortite a pochi giorni, o dopo mesi di lavoro, abbiamo messo in campo qui da Zandegù.

Pubblico sovrano

Certo, ci sono delle volte dove ci va solo un po’ a carburare. La maggior parte delle volte però è accanimento terapeutico e bisogna arrendersi alla realtà: al pubblico sovrano, delle cose che vendi o che hai da dire, non importa un fico secco.

Tu non vendi a te stesso. Tu non posti per te stesso. Tu vendi e posti per avere clienti, per avere un pubblico pronto a seguirti. Con questo non voglio dire che il pubblico abbia sempre ragione. A volte i suoi gusti sono discutibili, magari influenzati dalla moda o da chissà che altro.

Una questione di mutande

Però la realtà del lavoro in proprio è molto meno romantica di quello che tanti dicono. Le buone idee, magari figlie della famosa passione, possono fallire. E noi, se vogliamo davvero essere imprenditori e fare sul serio, dobbiamo imparare quanto prima a lasciar andare, se là fuori le persone ci dicono chiaramente che non interessano. Fare come Marie Kondo: piegare le mutande dell’estate ’98, ringraziarle per i loro servigi e buttarle nel rusco. “Ciao serie di video sulle interviste con gli chef. Siete state utili per imparare questo e quello. Mi avete insegnato tanto. Ma ho perso tempo con voi. Il vostro elastico è ormai slabbrato, avete dei buchi e siete anche un po’ fuori moda. Non troverò mai un partner con queste addosso. Grazie, ma addio”.

Che doppio Axel di metafore

Video, bambini, mutande, Marie Kondo. Forse non dovevo fumare quel peyote stamattina :D (sto scherzando nel caso non si fosse capito!)

Mettersi in discussione, essere pronti a cambiare strada. Coltivare il lavoro in proprio, infatti, è come partire per un viaggio. Sai che stai andando a New York, per dire, magari ti sei fatto anche un programma giorno per giorno di cosa vedere, ma poi quando sei lì hai anche il diritto di cambiare idea.

Cambiare idea, non affezionarsi

In pratica, le cose vanno così: ogni idea va soppesata, valutata e messa a sistema. Va curata come una pianta. Ma i mesi di messa a sistema, e quindi le persone che ci seguono, potrebbero dirci che questa idea non è abbastanza forte per camminare a lungo. Cambiare idea e spostare il proprio baricentro sono le uniche soluzioni per rimanere a galla e andare lontano.

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