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12 Settembre 2019
Marianna Martino

Essere sensibili sul lavoro

L’altro giorno sono al supermercato. C’è lo sconto pensionati, come ogni mercoledì. Il negozio è sempre imballato e gli anziani lentissimi – a muoversi tra le corsie, a mettere i prodotti sul nastro alla cassa. Davanti a me, in coda per pagare, c’è una signora, avrà 75 anni. Mette il separatore di plastica sul nastro e io ci sistemo vicino le mie minestre per il pranzo in ufficio. Guardo il cassiere che finisce di passare i prodotti della signora. L’ultimo è una crema viso da giorno senza marca, o meglio è della marca del supermercato. Guardo la crema, guardo la signora che imbusta la sua spesa.

Clinica della beleza

E mi salgono le lacrime agli occhi. La immagino fare un sacco di economie, comprare solo i prodotti senza marca, fare la raccolta punti, spegnere la luce quando esce dalla stanza. E tutto questo per comprarsi un piccolo lusso, la crema. Si tratta di una crema con il Q10: magari ha visto in Tv che è un co-enzima che funziona per migliorare l’aspetto delle rughe, quindi la vuole provare, ma può permettersi solo quella col prezzo più basso.

Magari invece la signora è ricchissima, fa la spesa per qualcun altro o usa quella crema per smacchiare il divano in salotto.

Magari è solo tirchia e siede su un deposito di Paperdollari.

Almeno due volte a settimana

Però non importa, nella mia testa la signora non ha tanti soldi, ha una piccola pensione, fa la spesa nel giorno degli sconti e si compra una crema molto economica perché di più non può permettersi.

Quello che importa è che io mi sono messa a piangere, pensando a tutto questo. Non tanto, certo, ma gli occhi mi si sono inumiditi.

Quello che importa è che io, per scene del genere, mi metto a piangere almeno un paio di volte a settimana.

Super pianto!

Chi mi conosce di persona sa bene che io posso piangere come un irrigatore da giardino: a spruzzo e copiosamente, per ore e ore.

Se fossi un supereroe il mio potere sarebbe di sicuro il super pianto. Mette in imbarazzo i nemici, fa affogare i cattivi e spegne anche gli incendi in Amazzonia.

Cosa puoi dedurre dal mio piantino al super per l’anziana e la sua crema? Che sono una persona: 1) iper sensibile; 2) con un’immaginazione molto fervida.

Uno spasso lavorare con me. Te lo immagini, no?

In queste settimane mi sto molto interrogando sulla mia iper sensibilità, sul mio prendermela spesso sul personale, sul mio modo di affrontare in modo molto “umido” le situazioni di vita normale: quelle che gli altri prendono con un’alzata di spalle e che io, invece, con l’aplomb di Maria la del Barrio nella famosa scena che ha portato le telenovelas messicane su un altro livello.

Tante persone dicono che essere sensibili è bellissimo, e che meraviglia esternare quello che hai dentro, ed evviva le emozioni, eccetera.

Sì sì, io ti dico: bello è bello. Però è anche una gran iattura, per me e per gli altri che mi devono sopportare. Siccome il lavoro si è preso una parte enorme della mia vita, poi, essere così sensibili chez Zandegù non mi pare una grandissima trovata.

Alterno momenti dove, di fronte a merdoni tripli carpiati, riesco a mantenere così bene la calma che Mitsubishi mi stupisci. E altri dove, se non riesco semplicemente ad aprire lo scotch, mi viene un attacco isterico.

Mo’ basta!

Io rivendico il mio diritto di non fare urletti di fronte a ceste di cuccioli di labrador; a non usare 10 pacchetti di fazzoletti ogni volta che guardo I ponti di Madison County; a dire “Ok, domani sistemo tutto” quando sbaglio una fattura elettronica lo stesso giorno che devo pagare l’INPS e ho una presentazione cruciale di fronte a 5 potenziali investitori e PowerPoint si è inchiodato.

Quindi, visto che è settembre e per me l’anno ricomincia adesso, il mio buon proposito è: non più lacrime. Come lo shampoo giallo della Johnson & Johnson, con cui mia mamma mi lavava sempre i capelli da bambina e che mi auguro non mi abbia resa dipendente dagli oppiacei.

E tu cosa ne pensi?

È bello essere super sensibili perché vedi le cose che gli altri non vedono e sai emozionarti senza filtri, oppure ogni tanto sarebbe meglio farsi scivolare le cose di dosso senza pensarci più di tanto e tenendosi un po’ di interiorità per se stessi? Se ti va scrivimi che sono curiosa di sapere come la pensi!

Ah, un’altra cosetta

Fino a sabato 14/9 compreso da Zandegù c’è la mostra di Laura Savina in collaborazione con Caracol all’interno di Graphic Days Torino In the city. Spero di vederti!

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