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20 Luglio 2016
Marianna Martino

Come abbiamo trovato una sede (contiene polistirolo)

Zandegù ha finalmente una sede sua (e ne parliamo in questo post): è a Torino, in via Exilles 18 bis e ci abbiamo messo solo un anno a trovarla.

Un anno fa ci è sembrato che i tempi fossero maturi per prendere un posto nostro. E, tre giorni dopo essercelo detto, ho chiamato Marco: “Marco, sono davanti a un posto con un cartello attaccato fuori: dice affittasi e sembra da sogno”.
In effetti, era un posto da sogno, talmente da sogno che ce l’hanno subito soffiato sotto il naso e ci hanno aperto una palestra che fa cross-fit. Mannaggia a loro e ai loro muscoli tonici e guizzanti.

Pisciare lungo

Ci è sembrato un segno del destino: forse abbiamo pisciato lungo, aspettiamo, andiamo con calma, vediamo come vanno i corsi dell’autunno.
Così decidiamo di aspettare e, a novembre, la stagione di corsi è andata talmente bene (ma talmente bene che non ci pare vero) che ci rimettiamo furiosamente alla ricerca.

Un po’ The Ring, un po’ Trainspotting

E qui inizia una specie di film dell’orrore sempre più angosciante: di quelli con bambine coreane demoniache coi capelli in faccia che rantolano camminando a scatti fuori dai pozzi e poi fuori dalla Tv?, chiederete voi.

No, senza bambine, ma con presenze altrettanto demoniache: le agenzie immobiliari.

Inizialmente, ci siamo affidati a un unico agente che, in 4 mesi, ci ha portato a vedere soltanto 1 posto, fichissimo, talmente fico che dovevamo diventare uno studio di avvocati perché avesse senso lavorare tra marmi, stucchi e affreschi.

Poi, dopo questa parentesi monogama, ho iniziato a compulsare Immobiliare.it (sempre sia lodato) come una tossica: quando ho visto degli annunci camminare sul soffitto ho capito che era il momento del rehab. I primi tempi le chiavi di ricerca erano: centro-700mq-signorile-luminoso. Dopo alcune settimane: prima cintura-50mq-sottoscala.

Nelle settimane prima di Natale abbiamo visto 15 possibili sedi, spesso davvero tremende. La nostra personale Top 3 è così composta:

Al numero 3: la palestra di karate

Ci arriviamo tramite conoscenti, è un po’ fuori Torino e la cosa a me angoscia tantissimo. Marco invece è più ottimista e dice: “Magari è enorme, luminosa e ben tenuta”. Purtroppo è di 85mq (pochini per le nostre esigenze), buia (solo una vetrina a illuminare tutto il locale; quindi delle nostre due aule, una sarebbe per forza cieca), soppalcata in modo orribile. E per orribile intendo che, per poter sfruttare quei preziosi metri quadri, dovremmo salirci come in una puntata di Giochi senza frontiere e poi muoverci strisciando. Ce ne andiamo.

Al numero 2: polistirolo à go-go

L’affitto è spropositato ma anche la metratura, un po’ mi incuriosisce perché ‘sto posto lo vedo in affitto da tanti mesi e magari possiamo trattare, penso. Era una vecchia ditta di etichette (o una cosa del genere) vicino a Campidoglio, una zona che ci piace moltissimo. Al primo piano c’è un ufficio fatto di 5 stanzette da 2mq l’una (molto pratiche se sei uno gnomo). Poi, scendendo una scala removibile fatta di plastica, si accede a quello che l’agente immobiliare definisce “il posto perfetto per le vostre esigenze“: un magazzino semi-interrato buissimo e umido, totalmente da ristrutturare. Scendiamo le scale ma non vediamo l’ultimo gradino: è ricoperto, così come gran parte del pavimento circostante, da una montagna di micro-palline di polistirolo. Ma che cazzo! Ritroveremo palline di polistirolo attaccate a scarpe e vestiti per la successiva settimana. D’altronde there is no place perfetto like polistirolo!

Al numero 1: Beirut nell’82

È una giornata di fine novembre eccezionalmente calda, sono in camicia con la giacca appesa al braccio, quando arriva l’agente immobiliare: “La avviso” mi dice. “È in pessime condizioni”. “Ho visto le foto sul sito” dico io, che ormai sono nella fase in cui mi va bene anche una spelonca purché si trovi qualcosa.
“Le foto sono venute particolarmente bene”. Minghia!, penso. Ecco, immaginate Beirut nell’82. Certe parti di muro sembravano crivellate da colpi di mortaio. La pianta della struttura era degna di un Picasso e, come se non fosse sufficiente, l’agente ci tiene a dirmi che i vicini sono poco disponibili. Ottimo, visto che avremo un via vai di tipo 200 corsisti l’anno!

San Marco da via Exilles
Ho visto la luce grazie a San Marco da via Exilles

Insomma, come siamo arrivati a via Exilles?

Come succede sempre, no? Cioè, quando tutto sembra perduto, hai già guardato ogni annuncio di Torino, non c’è niente di decente e senti che dovrai gettare la spugna. Un giorno faccio un ultimo tentativo e vedo questo annuncio su Immobiliare.it: le foto promettono bene ma sembra non ci siano finestre. Chiamiamo lo stesso. La zona non la conosciamo molto bene, ma è quella della Gang del pensiero e della Tesoriera, due posti che ci piacciono molto.

Appena arriviamo scopriamo che le foto erano fatte male: è luminoso, con 3 lucernari grandissimi e 4 finestre, ha la metratura giusta, non è in un sottoscala, lo stabile è bello, c’è qualche lavoro da fare e la cosa ci spaventa ma forse non così tanto, l’agente immobiliare sembra persino una persona normale (è giovane e senza la tipica cravatta larga una spanna). Marco e io ci guardiamo e sappiamo che siamo fritti.

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