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19 Marzo 2019
Marianna Martino

Ci manca la mentalità imprenditoriale?

Io credo che a una fetta molto consistente di giovani imprenditori, freelance, artigiani e piccoli business in generale, manchi la mentalità imprenditoriale.

Per me la mentalità imprenditoriale si basa su due grandi pilastri: la direzione e la fantasia.

La prima la capisci subito, no? Ci sta. La seconda meno, ma ora ti spiego cosa intendo. Prima però partiamo con la direzione.

La direzione

La direzione vuole dire tante cose tutte insieme. Vuole dire avere obiettivi molto precisi e volerci arrivare. Magari non sempre con percorsi lineari, anche con deviazioni, tornanti a gomito, scorciatoie e pause all’Autogrill della vita.

La direzione è un po’ una parente della mission: quell’insieme di valori e di cose concrete che vuoi che si realizzino con il tuo lavoro, con i tuoi prodotti o servizi. Una missione emozionante nella quale il cliente è coinvolto, ne è parte integrante.

La direzione però è anche dirigere con polso il lavoro, dare energie a chi lavora con te quando sono scarichi, è essere roccia se gli altri sono sabbia, è tenere il volante sui percorsi accidentati per non finire nel burrone. Se lavori solo significa darsi ogni giorno dei buoni motivi per andare avanti, per non scoraggiarsi, per capire che il tuo lavoro è realmente importante.

La direzione è sia un punto da raggiungere, sia uno “state of mind” su come condurre la quotidianità per non perdersi, o limitare i momenti di smarrimento.

La fantasia

La fantasia sembra totalmente avulsa dalla mentalità imprenditoriale e la pensavo così anche io fino a un mese fa, quando ho iniziato a farmi domani su questo tema. Poi ho intervistato Andrea Borello, fondatore di Japs!: qui sotto trovi il nostro vlog dove Marco e io parliamo di mentalità imprenditoriale e andiamo a intervistare Andrea nel suo ristorante di corso Dante 53 a Torino, dove abbiamo anche pranzato con dell’ottimo sushi. Un’esperienza molto intensa, che ha preso vita grazie all’aiuto di Giulia Groppali e Valentina Marsaglia.

Perché dico che per intraprendere serve fantasia? Perché bisogna per forza di cose sognare in grande. O, almeno, io la vedo così. Per me mettersi in proprio non è questione di arrivare a fine mese e comprarsi una giacca nuova, andare in ferie ad agosto, pagare l’asilo di tuo figlio. Certo, anche tutte queste cose. Ma queste sono le finalità del tuo stipendio, quello che vuoi farci per la tua vita personale.

Everybody wants to be famous

Intraprendere, per come la penso io, significa creare valore, avere un impatto sulla società, creare lavoro, mettere insieme le persone, cambiare la vita – anche in piccolissimo – alla gente. E se inizi come ho fatto io, con pochissimi euro di investimento, le idee un po’ confuse e tanti sogni, è difficile immaginarsi un giorno di avere una sede e dei collaboratori. Ma ora ci siamo, le cose piano piano si muovono in quella direzione e, allora, la mia fantasia non ha limiti: mi immagino una sede più grande, dipendenti a tempo indeterminato, tantissimi corsi online, servizi per le aziende e per le micro-imprese, collaborazioni con eventi e realtà del territorio sempre più grandi. Sogno che il nome di Zandegù sia noto in città, che possiamo avere un impatto culturale con i nostri corsi, con i nostri ebook, con le nostre consulenze e le nostre attività.

Cremine

Non voglio fermarmi al sogno dei 1.500€ al mese per sputtanarmeli in cremine da Sephora. La mia fantasia è più potente, è grande, vola in alto, è un abbraccio gigantesco. Io voglio di più, me lo impone la mia fantasia, voglio un’azienda, anche piccola piccolissima ma con la capacità di creare valore sul territorio, come dicevo già prima.

Usare la fantasia ha un altro vantaggio: ti dà energia positiva per andare sempre avanti verso i tuoi obiettivi, senza spaventarti se succedono imprevisti, fallimenti, momenti lavorativi molto bui.

Fantasia con una direzione

Ecco, pensare in grande con fantasia – e parlo di fantasia con una direzione, ovviamente -, ecco, questo secondo me fa di una mentalità, una mentalità imprenditoriale.

Forse, le mie rimarranno solo fantasie, chissà! Pensare in piccolo, però, non mi è mai piaciuto tanto. So che per andare in mare aperto bisogna prima allenarsi su acque più circoscritte. Io cammino a passi di bimbo, ma punto in alto, con una direzione che vedo ogni giorno, dopo tanti mesi di confusione, sempre più chiara. Ed è così che mi immagino questo Paese: zeppo di imprenditori giovani, pieni di direzione e fantasia.

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