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7 Aprile 2016
Marianna Martino

Che cos’è una linea editoriale?

Magari non te ne sei mai accorto, ma le case editrici sono una diversa dall’altra. Ok, d’accordo: a volte non è così facile notarne la differenza, tra tutti questi titoli di “gente che fa colazione da Tiffany a New York con un profumo di limoni sotto un cielo immenso”. Fidati, è così.

Differiscono per una cosa che si chiama linea editoriale.

Che cos’è una linea editoriale?

La linea editoriale è una “visione” portata avanti dall’editore (ma anche da un giornale, da un mensile, da una Tv, da una radio, da un blog. Insomma da chiunque si occupi di contenuti) nei suoi libri. Ok, visione fa tanto guru che medita al tramonto? Hai ragione, ora parlo più chiaramente. Per visione si intende un’idea precisa che l’editore ha (o dovrebbe avere) delle cose che intende pubblicare e di quelle che proprio no.

Questa idea, che decide di portare avanti e che influenza, di conseguenza, tutte le sue scelte, può essere di diversi tipi.

Può essere un’idea politica (ci specializziamo in saggi fortemente ideologici), un’idea sociale (pubblichiamo autori LGBT), un’idea di mondo (voglio far uscire libri che parlano di benessere attraverso la meditazione, la dieta vegeteriana, lo zen), un’idea di conservazione della memoria (faccio libri storici).

In altri casi, moltissimi a dire il vero, la visione coincide con una grandissima passione dell’editore: la musica (è il caso dell’editore Arcana), la letteratura di un certo genere (rosa, noir, fumetto: Tre60, Fratelli Frilli, Bao), o di un certo Paese (libri di scrittori sudamericani, come SUR o del Nord Europa, come Iperborea). A volte, è addirittura soltanto un mood, un certo “non-so-che” che attira l’editore verso determinate storie e voci e, anche se non c’è una linea editoriale così specifica e di nicchia come le precedenti, fa sì che i libri di una data casa editrice (penso ad Adelphi) si riconoscano a occhi chiusi.

La linea editoriale quindi è sempre molto specifica?

No, affatto: può essere generalista, ed è il caso dei grandissimi gruppi editoriali, come Mondadori, che pubblicano di tutto: dai romanzi, agli instant book, ai libri di cucina, ai saggi politici, ai manuali per il fai-da-te, fino agli illustrati per bambini. Certo, i grandi editori hanno tantissime linee, collane, eccetera e ognuna ha la sua specificità, ma le collane e i marchi editoriali li vediamo poi in un prossimo post, sennò qua viene lunga come la Quaresima!

Sì, ma a cosa serve?

Beh, innanzitutto a darsi un’identità precisa sul mercato. In Italia ci sono più di 4.000 case editrici: emergere e differenziarsi è essenziale.
Poi serve a darsi una direzione. Non c’è niente di peggio che navigare a vista senza una meta precisa: è pieno zeppo di editori (spesso molto piccoli) che pubblicano quel che passa il convento, convinti che l’importante sia buttare libri sul mercato. Un giorno stampano un libro di cucina, poi uno di puericultura, poi il romanzo del cugino del nipote del cartolaio che è tanto un caro ragazzo. Mannò, diamine! Così si crea un’insalata russa senza sapore, come quelle del supermercato.

Avere una direzione ti aiuta a organizzare il lavoro, a sapere che risultati vuoi ottenere nel medio-lungo termine con il tuo progetto editoriale e, cosa importantissima, a fare una spietata selezione. Se arriva in casa editrice un libro di fantascienza e tu pubblichi solo romanzi storici ambientati nell’800, è facile dire di no e non perdere tempo a leggere qualunque cosa arrivi via email.

Come abbiamo fatto noi di Zandegù a darci una linea editoriale

Sì, ma quando si apre una casa editrice come si fa a scegliere una linea editoriale? Molto semplice: di solito si segue il cuore o il portafoglio. E occhio: non vuole essere assolutamente un giudizio, questo. Se poi cuore e soldi coincidono, meglio!

Noi di Zandegù, per esempio, quando facevamo libri cartacei abbiamo soltanto seguito il cuore: narrativa surreale di autori italiani. Ed è stata una gran fatica. E quando dico fatica, intendo in merito alle vendite, perché la qualità dei libri – secondo noi, secondo le moltissime recensioni ricevute e vedendo anche i bei percorsi dei nostri autori, negli anni a venire – era davvero molto alta.
Quando abbiamo riaperto, invece, tanto per cambiare… abbiamo seguito il cuore! Stavolta però abbiamo anche ragionato su cosa era andato storto in precedenza. Sarà che eravamo più vecchi e meno idealisti… chissà! Quindi abbiamo scelto di fare solo ebook, divertenti e brevi (perché solo ebook? Ci manca mai la carta? Te lo racconto in questo post). Poi questo mood à la Zandegù si è articolato su diverse collane ma, come dicevo prima, delle collane ti parlo poi. Su non insistete!

Se le conosci le eviti?

Non è obbligatorio come la tabellina del 3, però, specie se si è un aspirante scrittore, conoscere la linea editoriale di un editore è importante.
Serve, per dire, a non inviare il proprio manoscritto a casaccio indistintamente a 100 editori (magari tutti in copia visibile). Perché sei hai scritto un saggio di marketing è bene che lo mandi a Hoepli e non a Harmony, perché tanto non ti leggeranno mai (a meno che si tratti di marketing del romanzo rosa con due bonazzi mezzi nudi in copertina).
E poi perché, se conosci la linea editoriale dell’editore a cui stai proponendo il tuo lavoro, puoi mandargli un’email personale, così fai vedere che lo conosci, che lo segui e che magari già leggi e apprezzi i suoi libri. E questo ti farà automaticamente guadagnare 100 punti, no?

La sottile linea editoriale rossa

La linea editoriale spesso non è in cima ai pensieri del lettore. Però non importa, perché c’è, si fa riconoscere comunque dal tuo pubblico, che inizia a notare i tuoi libri nel mucchio e ad apprezzarli.

La linea editoriale è preziosa per l’editore perché lo aiuta a non smarrirsi, a tenere fede alla sua visione e a non pubblicare le prime cose che passa il convento. È una questione di rispetto del proprio lavoro e di rispetto del lettore.

La linea editoriale è indispensabile per un aspirante scrittore perché lo indirizza verso chi, davvero, può essere interessato alla sua opera, prenderla nelle proprie mani e farle fare il salto.

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