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29 Gennaio 2019
Marianna Martino

Una bella foto su Instagram non ti salverà

La comunicazione è importante. Lo sappiamo. Ce lo dicono gli esperti di marketing, i guru del web, gli influencer dell’Instagram.

E noi infatti leggiamo newsletter e blog, ci facciamo i selfie, guardiamo ore di stories, condividiamo video. Siamo fatti al 70% da gif, altro che acqua.

Ci sono campagne virali, dirette, take over di account Instagram, gruppi su Facebook da tenere vivi, corsi da frequentare per non farsi mai trovare impreparati, tutorial da seguire per aggiornarsi in tempo reale.

Contenuto e contenitore

Insomma, se uno decide di mettersi in proprio nel 2019 ha ormai una priorità e una sola: curare al meglio tutti i canali di comunicazione, scrivere bene, fare belle foto e video.

Sembra quasi che la comunicazione sia diventata più centrale dello studio del prodotto, per dire. E invece dovrebbe essere proprio il contrario. Quando compri un gioiello, è quello che tieni e tramandi ai tuoi figli. La scatola la butti, se è molto bella magari la tieni per conservarci dentro i biglietti dei concerti, i bottoni che si staccano dalle giacche, i campioncini della profumeria. La confezione ha un forte potere attrattivo al momento dell’acquisto, certo, ma se il prodotto è una patacca, tu ti sentirai fregato e non sarà una scatola a cambiare le cose.

In questi anni ho conosciuto un sacco di attività – professionisti coi loro servizi e artigiani coi loro prodotti – che hanno come principale preoccupazione i like su Facebook. Poi vai a guardare quello che vendono e non è curato.

Se vedo un altro zainetto…

Prodotti che l’originalità l’hanno vista in cartolina. Certo, ormai non si può più inventare la ruota, però… cavolo! E qualità spesso scadente. Magliette che sembrano fighissime online ma poi le stampe vanno via in un paio di lavaggi a 30°. Orecchini di design fatti con materiali da 5 lire che si rompono dopo 4 cene con gli amici. Vestiti belli sul manichino ma non sulle persone, con il giro braccia così stretto che non puoi manco salutare un amico. Zip che non reggono 20 apri-chiudi. Orli tutti storti. E poi la piaga più grande: gli zainetti a sacchetto, quelli che si chiudono con le corde. Veramente? Non ne abbiamo già visti un po’ troppi?

Non è che coi servizi, invece, vada tanto meglio. Consulenze senza un minimo di follow-up. Elenchi di vantaggi lunghi 10 punti e poi te ne porti sempre a casa soltanto 7 (e gli altri?). Corsi sui social che in 3 lezioni pretendono di spiegarli TUTTI. Retreat che costano un rene quando il tuo pubblico è di freelance nei minimi. Workshop tenuti da docenti senza esperienza su argomenti vuoti come una puntata di Uomini e donne.

Un filtro di VSCO non è abbastanza

Eppure, nonostante questo, tutti a preoccuparci del prossimo post su Instagram. Ma, baby, un filtro di VSCO non ci salverà, se i nostri prodotti sono mediocri, se i nostri pasti a domicilio sono insipidi, se non siamo davvero competenti quando facciamo una consulenza. I clienti si fanno fregare una volta, ma non due.

Il prodotto deve tornare al centro, dev’essere la tua sola e unica preoccupazione. Le stories possono (e devono) venire dopo. Molto dopo, se necessario. Quando hai studiato, fatto ricerca, testato. Quando insomma sei davvero convinto. Quando hai scelto la lana migliore per i tuoi maglioni. Quando hai fatto un corso-test per vedere se si capisce tutto. Solo quando hai la consapevolezza totale del valore del tuo prodotto, allora puoi iniziare a ragionare su come usare la comunicazione a tuo vantaggio per farlo conoscere al mondo intero.

Sul campo sventola bandiera bianca

E lo dico con la consapevolezza che noi di Zandegù abbiamo fatto della comunicazione efficace e creativa la nostra bandiera. Forse che stiamo rinnegando il nostro profilo Instagram? Giammai! Però devo confessarti una cosa: coltivare la nostra presenza online e i contenuti che postiamo ci richiede tantissimo lavoro, ma mai quanto la creazione e programmazione di corsi e ebook. Le ore di riunione fiume, di confronto coi docenti, di editing degli ebook, i 4 lunghissimi giri di correzione bozze, le ore passate a fare di conto. Queste sono le attività che ci portano via più tempo. Se abbiamo solo 2 ore e dobbiamo decidere se parlare dei prossimi corsi o del calendario dei post, ovviamente parliamo dei corsi senza manco pensarci.

La nostra comunicazione è importantissima e non vogliamo sacrificarla, o sminuirla. Ma siamo consapevoli che sono altre le cose che hanno dato e daranno liquidità a Zandegù. I post, le newsletter, le foto, sono un bellissimo biglietto da visita, sono la nostra creatività al servizio di chi ci segue. Ma la priorità resta fare ebook e corsi ben strutturati e collaborare con docenti e autori cazzutissimi e preparatissimi.

Una check list sui tuoi prodotti

E tu? Dipendente dai filtri VSCO? Per concludere e per capire in che situazione sei, ti lascio con questa check list (spero ti torni utile per far tornare il prodotto al centro):

  • i tuoi prodotti/servizi ti assomigliano al 100% o sono solo la copia di mille riassunti?
  • sono pensati per il tuo target o potresti rivederli?
  • hai fatto ricerca sui materiali? Hai curato tutti i dettagli?
  • le tue consulenze mantengono quello che promettono?
  • richiedono un tuo aggiornamento o sai già tutto?
  • hai fatto testare i nuovi prodotti ad amici, parenti, clienti più fedeli?
  • quante ore passi su Instagram perché tanto #èperlavoro?
  • quanto tempo dedichi, alla settimana, alla scrittura dei post e dei social, e quanto ai tuoi prodotti?
  • le spedizioni che fai sono attente? (Fai un check sul corriere che hai scelto e sugli imballi)
  • hai messo un buono sconto dentro al pacchetto?

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