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12 gennaio 2017
Marianna

Sulla paura

[Questo è un post per te che hai paura. Purtroppo è pieno di parolacce, ma spero mi vorrai bene lo stesso]

La mia ombra

Quando ero bambina, mio padre diceva sempre che avevo paura della mia ombra. In classe non alzavo mai la mano, anche se non capivo qualcosa. Al liceo ricordo di non aver dormito una settimana, perché dovevo andare a un concerto in auto con gli amici di un’amica, amici che non conoscevo.

Appena aperta Zandegù, ho avuto l’occasione di fare una presentazione del nostro primo libro alla Holden, davanti ai vecchi compagni. Insomma, gente che conoscevo. Avevo talmente paura che non riuscivo a parlare. La gola secchissima. La mano che teneva il microfono tremava come faranno le mie braccia tra qualche anno se continuo con questo regime di zero-palestra.

Nella mia vita ho rinunciato a un sacco di cose per paura. Sono stata nell’angolo come Baby di Dirty dancing. Ho visto dei gran treni, tipo Orient Express, che mi passavano davanti. Ho perso amori, amicizie, occasioni.

Mettersi nei guai

Però, la cosa mi stava davvero sulle balle. E, infatti, di tanto in tanto mi prendevo dei rischi: più il tempo passava, più me ne prendevo. Delle paranoie che non ti dico. Da quando è arrivata Zandegù, un po’ che Marco mi ha dato dei grandissimi calci nel culo, un po’ che io sono bravissima a mettermi in situazioni scomode per vedere se me le cavo, ho iniziato a fare tutto diversamente.

Mi sono sempre definita una persona timida. Ecco, quella persona timida è morta a 20 anni. Ora ho la faccia come il culo, ma questo non vuol dire che, ogni volta, non abbia una paura fottuta.

Lendormin nell’alto dei cieli

Per esempio, quest’estate sono stata invitata a tenere un workshop al Weekendoit. Io odio parlare in pubblico. Morale? Non ho dormito per 3 giorni. La notte prima del corso mi sono stesa con un Lendormin, perché non volevo essere uno zombie davanti agli iscritti. La lezione era dopo pranzo. Ho mangiato una pesca. Sapevo di essere preparata, ma la cosa non mi tranquillizzava. Volevo morire. Credo di essermi strappata le pellicine intorno alle unghie fino all’osso. Ho maledetto il giorno in cui ho detto a Gaia: “Sì, ci sono!”.

Lo rifarei, se sono stata così male?

Sì cazzo, lo rifarei. Lo rifarei subito. Perché dopo non mi sono sentita mai tanto viva, gratificata, orgogliosa di me, felice, libera. Perché la vita è troppo breve per dire dei no, per non provarci. E poi chissenefrega se si sbaglia, se si inciampa, se il risultato non è perfetto.

Basta con le scuse, basta con i “Io sono perfezionista”, basta con i “Io le cose da solo non le faccio perché in 2-3-4 è meglio”, basta con i “Lo faccio dopo, dai, tanto c’è tempo”. Basta! Perché poi il tempo non c’è.

Negli anni ho visto decine di persone di talento sbiadire sullo sfondo perché hanno avuto paura. Sorpassate da qualcuno molto meno bravo, ma che si è buttato e, forse anche giustamente, è arrivato al punto. Queste cose mi fanno profondamente arrabbiare, perché di bellezza e di talento il mondo ha tanto bisogno.

Vuoi scrivere una storia? Scrivi

Vuoi innamorarti? Esci. Vuoi cambiare lavoro? Aggiornati. Non sei felice? Elimina tutto quello o tutti quelli che ti fanno star male. Non hai amici? Vieni a un nostro corso.

Proprio oggi ho letto su Instagram una frase di Julia Cameron che diceva: “Non chiamate “pigrizia” il vostro continuo rimandare, chiamatelo paura”.

“Eh, ma non la fai un po’ troppo semplice? Esci, esci e poi?”. D’accordo, lo so che non è così facile, ma non è nemmeno così difficile. Non è che sul buttarsi bisogna fare tanti fini ragionamenti, perché sennò si finisce coll’impantanarsi e rimandare è un attimo. Bisogna solo buttarsi, no?

Le mie paure

Io, my friend, ho paura di tutto. Degli insetti. Dell’aereo. Delle persone. Di guidare. Di andare in spiaggia. Di ammalarmi. Di sbagliare. Di deludere le persone intorno a me. Di rimanere sola. Di fallire con Zandegù. Di pubblicare un brutto libro. Di non far partire un corso. Di non fare bene il mio lavoro. Ho paura, alla fine, anche della mia ombra.

L’unica cosa di cui, davvero, non ho paura è la paura stessa. Me ne fotto di questa sensazione. C’è una cosa che voglio fare? La faccio. Mi prendo un tranquillante, salgo su quel maledetto aereo, mi cago addosso per un tot di ore e poi sono dall’altra parte del mondo.

Quindi ti prego: se anche tu hai paura di tutto, quest’anno sali come me. Ci teniamo la mano e, dopo, fidati, niente sarà più come prima.

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