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21 settembre 2017
Marianna

Perché non facciamo più narrativa

Quando abbiamo aperto Zandegù prima maniera (cioè quella che faceva anche libri di carta) pubblicavamo soltanto narrativa di giovani autori italiani e ho raccontato spesso com’è andata (sei nuovo o vuoi rinfrescarti la memoria? Leggi qui).

Questione di draghi

Nel 2012, quando abbiamo deciso di tornare a fare gli editori, però, abbiamo pensato che la narrativa fosse un settore difficile, con tantissima concorrenza agguerrita e meglio equipaggiata (come competenze, connessioni, budget, draghi, eccetera) rispetto a noi. Inoltre, pensavamo che il mezzo digitale si scontrasse con la passione per la carta e i suoi odori che i lettori di romanzi e racconti si portano spesso appresso. Insomma, non ci sembrava proprio cosa, di occuparci di narrativa.

Bau bau

Così, Marco e io abbiamo scelto di pubblicare manualistica buffa, fumetti e reportage narrativi. Quindi, adios romanzi e racconti. Benvenuti testi ibridi, dove la narrazione c’è ma edulcorata, rivista, corretta.

Ci abbiamo provato per 2 anni interi con questa linea editoriale e, senza menare troppo il can per l’aia, non funzionava.

I fumetti hanno davvero un senso maggiore su carta, i reportage erano interessanti ma lo è anche tantissima roba online che puoi leggere gratis, i manuali buffi andavano meglio ma comunque non così tanto da consentirci di avere un business editoriale sostenibile.

Il meglio e il peggio

Vuoi qualche numero, curiosone? Il nostro best seller in quel periodo ha venduto 430 copie, il worst seller 30. Tren-ta! Sì, hai letto bene! Oh, che poi non si dica che non amo condividere e essere onesta col mondo!

Come puoi capire, non proprio living la vida loca. Anzi, immagina la scena. È giugno 2014, son quasi due anni di Zandegù e due poveri giovani torinesi sono divorati da milioni di dubbi: “avremo fatto bene a lavorare nella cultura? Il futuro cosa porterà? Esistono gli alieni?”. Insomma, come succede sempre in ogni attività in proprio, l’incertezza regna sovrana e, come se non bastasse, all’epoca assistiamo a una evidente frattura nelle nostre due linee di prodotto: i corsi stanno andando molto bene e sembrano promettenti, gli ebook no. Che fare, quindi?

Vedo la gente coerente

Grazie all’input di Francesca Marano di C+B, iniziamo a cullare l’idea di una collana di manuali professionali in ebook. Lo ammetto: da un lato mi spiaceva virare su argomenti più pratici e meno “artistici” (nel senso dell’arte e della fantasia che un autore può iniettare nel suo lavoro di narrativa); dall’altro, però, ci vedevo un nesso logico mica da ridere: proponevamo già corsi per freelance (come quello di Social media marketing, quello sulla Newsletter, eccetera) e i manuali potevano essere una specie di “libro di testo”, un prosieguo. Insomma, percepivo la coerenza.

Ma per la via di Damasco giro qua?

Poi, a fine anno, esce Chi ha paura del business plan? proprio di Marano e, pochi mesi dopo, Tutto fa branding di Gioia Gottini (che restano, entrambi, i nostri best seller in assoluto) e… cazzo, lì ho la famosa folgorazione come San Paolo sulla via di Damasco. “Ok, allora i numeri degli ebook sono altri, possono essere altri. Ok, allora coi libri, per di più senza carta, si può guadagnare???”.

Frankenstein Jr.

Insomma, avevo avuto un’intuizione, o quantomeno la capacità di cogliere un buon suggerimento e, alla risposta del pubblico, manco ci credevo. SI-PUÒ-FAREEEEEEEE!

I mesi passano, i manuali continuano ad andare bene, vendono cioè, e la voglia di farne di più si fa sentire. Tra l’altro, ci arrivano da tutte le parti un sacco di proposte molto interessanti, adatte al nostro catalogo e, cosa davvero non da poco, utili per i lettori e i freelance. La decisione era logica e anche facile da intraprendere: iniziamo a pubblicare sempre più manuali. E lo facciamo con convinzione e senza mai pensare di aver tradito le altre collane di ebook (le corna non esistono tra i libri!).

Però, per ancora due anni, e cioè fino al 2016, non abbandoniamo le altre collane: anche se diciamo addio ai fumetti (che sono davvero troppo difficili da proporre), continuiamo stoicamente a pubblicare manuali buffi e reportage. Li editiamo, correggiamo e promuoviamo con la stessa cura dei manuali. Ma, purtroppo, spiace dirlo, non vanno.

The times they are a-changin’

Così, da quest’anno, c’è stato il grande cambiamento: facciamo soltanto manuali. Punto. Qualche fuori collana, magari nei prossimi mesi, potremmo ancora decidere di proporlo, perché no? Anche perché la coerenza è bella, ma fino a un certo punto! La verità è che sappiamo che gli ebook di non-fiction noi non riusciamo a venderli. Non vanno? Non hanno pubblico? Le collane, per come le abbiamo impostate noi, hanno dei difetti? Secondo me, la risposta è sì a tutte queste domande. Ci abbiamo provato, abbiamo sbagliato. Magari un’altra strada per fare reportage c’era, ma non abbiamo saputo vederla.

A girl has no name

I manuali ci danno una soddisfazione enorme: abbiamo un maggiore controllo della linea editoriale (li commissioniamo praticamente tutti e, quindi, abbiamo una specie di vision di quello che vogliamo proporre con i nostri ebook); scegliamo autori professionisti del settore e garantiamo sulla validità dei contenuti; puntiamo a temi attuali e molto sentiti da freelance e piccole ditte; li facciamo trattare in modo pratico e chiaro; sono accolti bene dai lettori e questo ci fa capire che stiamo andando nella giusta direzione.

Zandegù ha cambiato così tante facce editoriali, negli anni, che sembra un po’ Arya Stark (ma senza la violenza cieca!). Ci sono voluti tanti anni per capire qual era il nostro forte, la chiave con cui coniugare la passione per i libri, con contenuti di interesse per i lettori, con l’aspirazione di guadagnarci anche qualcosa.

Ce l’abbiamo fatta e oggi posso dire che, per tutte queste ragioni – anche se non rinnego i nostri trascorsi, i nostri errori, i nostri fallimenti -, non faremo più narrativa (e nemmeno non-fiction).

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