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1 marzo 2018
Marianna

Non si finisce mai di imparare

Da quando ho aperto Zandegù ho dovuto imparare, volente e nolente, una marea di robe. All’inizio, quello sciagurato giorno in cui ho firmato, in modo totalmente incosciente, l’apertura della partita Iva dalla commercialista, non avrei mai pensato di doverle imparare.

In principio erano WordPress e poi inDesign

Per prima cosa, ho imparato a usare WordPress per mettere su il nostro primo sito. Mi ricordo una serie infinita di smadonnamenti. Quando ho capito come mettere l’header ho quasi pianto. Poi ho imparato a usare WooCommerce per gestire lo shop online. Poi però toccava fare anche ‘sti benedetti libri (eravamo pur sempre una casa editrice, no?) visto che li volevamo vendere. Così, ecco che andavo speranzosa in libreria a comprare un manuale che mi avrebbe aperto le porte dell’infernale mondo di Adobe inDesign.

Ma poi cerca di capirne anche di comunicazione, no? Beh, ovvio. Eh, ovvio mica tanto. Era tutto un territorio totalmente inesplorato per me. Nel 2013, quando abbiamo ripreso a spron battuto le nostre attività, manco avevo un profilo personale di Facebook. Zero, non sto scherzando. Quindi, aprilo e smanettaci.

Ciao smartphone!

Il mio primo smartphone è arrivato a settembre 2014 (e con lui Instagram) perché non mi arrendevo all’idea di stare tutto il giorno incollata al telefonino come faceva Marco. Risultato? Marco oggi ha un rapporto sano col telefono, io vivo praticamente una vita coniugale con questo coso infernale. Chiudo gli occhi e vedo le stronze immagini profilo di quelli che seguo di più su Instagram rimbalzarmi contro la retina. Non mi succedeva una cosa del genere dal 1991, quando mio padre mi regalò il Super Nintendo e passai tipo 45 ore di seguito a giocare a Super Mario e, quando ero andata a dormire, vedevo solo tubi e funghi cattivi girare dappertutto.

Insomma, nel 2013 ignoravo cose tipo strategie di comunicazione, segmentazione della newsletter, calendario promozionale e compagnia cantando.

L’epoca delle grafichette (da dire alla milanese con la E bella aperta)

All’inizio prendevo le foto che trovavo a caso in rete, usavo qualche grafica fatta da Davide, qualcosina fatta da me con Illustrator (fatta malissimo, eh?) e via. Poi ho capito che col copyright non si scherza e qualcuno, non ricordo chi, mi ha segnalato questo sito di nome Canva. Quando ho aperto il mio account ci sono stata su, sbavando come un San Bernardo, per due giorni. “Oddio, ma posso fare TUTTTTOOOOOOO!”. Il problema delle “grafichette per i social” era finalmente risolto e gratis. Bastava trascinare e cliccare. Che bombetta!

Mi sembrano milioni le cose nuove che Marco e io abbiamo imparato in 5 anni. Certe enormi, come quelle legate alla comunicazione: le abbiamo imparate, provate e riprovate, ci siamo confrontati tanto con chi è più esperto di noi, abbiamo fatto corsi di aggiornamento e, alla fine, abbiamo scoperto che tutto sommato ci vengono parecchio bene. Altre cose che abbiamo appreso negli anni sono all’apparenza più piccole, ma ci danno una soddisfazione personale enorme.

Marco i video

Marco, per dire, ha imparato soltanto da un annetto scarso a montare video con Final Cut Pro. A luglio era preso malissimo, era convinto che non sarebbe mai e poi mai riuscito a seguire in prima persona questo aspetto dei corsi online: “Vedrai che dovremmo fare una call, non ce la faremo mai”. E invece ormai è un maghetto, si diverte un casino, passa le ore concentratissimo davanti allo schermo e ci mette sempre un sacco di creatività. Se non avesse imparato questa cosa, il mondo non avrebbe avuto il Talk Shocco e, cazzo, non so se mi spiego! Capite che perdita sarebbe stata? Ma soprattutto, non ci sarebbero stati i corsi online e i nuovi vlog e tante altre cose che, sono sicura, sforneremo.

Marianna e le stories

Anche io ho imparato di recente tutto un set di cose nuove, anche queste legate in qualche modo ai video. Cioè le Instagram stories. A me incuriosivano un sacco e mi dicevo: “Vorrei tanto farle, ma poi… cosa cavolo racconto? Qui non succede mai niente. Sarebbero una noia mortale”. Ecco, pensa che adesso il problema è l’opposto: devo selezionare i contenuti e darmi un freno, sennò farei stories da mane a sera. Non solo ho imparato un nuovo linguaggio di comunicazione, ho un nuovo canale di dialogo coi clienti, ma ho anche iniziato a fare tante riflessioni non banali su tempistiche, storyboard, tipo di contenuti. Mi sento una mini Sofia Coppola in erba.

La cosa mi sta sfuggendo di mano

E siccome non mi accontento mai, sono pure diventata ossessionata dalle app per le stories: quelle per tagliare i video in clip da 15 secondi esatti, quelle per fare micro animazioni (santo Adobe), quelle per riprendere lo schermo, quelle con gli adesivi carini, quelle con gli sfondi, quelle per il fotoritocco. Insomma, un delirio completo che mi gasa e appassiona. E, forse, a un certo punto dovrei considerare di farci dei tutorial!

O2

È bello imparare cose nuove. Non solo perché dopo sai fare delle cose che prima non sapevi fare. E non è mai un male espandere i propri orizzonti. Ma perché se ti appassioni, come succede a me, inserire degli spazi di divertimento ed entusiasmo all’interno della giornata lavorativa che, si sa, per quanto uno faccia un lavoro figo, ha anche i suoi lati meh, è una cosa favolosa. Una boccata di ossigeno puro.

Le stories sono diventate per me la mia isola felice (ok, forse sto esagerando, sembra che abbia una vita di cacca e che mi restino solo le stories! Ahhahahhahahh!), dove do sfogo alla mia demenza e creatività in una botta sola. Dove racconto le cose come stanno senza tanti fronzoli, dove posso fare un po’ come mi pare. E so che così è il montaggio per Marco. Ed è stato del tutto inaspettato.

E tu? Hai imparato tante cose nuove per il tuo lavoro? Quali sono state un male necessario e quali non pensavi e ora sei innamorato?

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