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2 marzo 2017
Marianna

I migliori curriculum della nostra vita

Diciamo che a Zandegù riceviamo circa 2 curriculum a settimana. A me sembra sempre incredibile che ci siano persone che sperano di lavorare con noi e cerco di rispondere a tutti. La risposta è standard: siamo ancora piccoli e non stiamo valutando nuovi inserimenti.

A fronte di pochissime persone che ci mandano delle email dalle quali si capisce che ci conoscono, o che si sono prese almeno qualche minuto per navigare il nostro sito, ce ne sono invece tante (quasi tutte) che, come capita per i manoscritti, non sanno chi siamo ma lo stesso ci mandano il loro cv.

La canna del gas

Non dico che non capisca il ragionamento: prima di riaprire Zandegù ho passato un periodo dove ero veramente alla famosa canna del gas e avevo una fame esagerata di trovarmi un lavoro stabile. Ho mandato circa 700-800 cv in giro per l’Italia. Sono tantissimi, lo so, un’esagerazione e magari una volta ci faccio un post di approfondimento.

Questo per dire che, davvero, io provo a immedesimarmi in chi ci scrive e capisco cosa significa voler mettere in tasca uno stipendio, lavorare, uscire di casa, sentirsi realizzati e avere un’ansia boia, invece, di rimanere in pigiama davanti al pc con l’ultimo impiego che sembra lontanissimo e niente di nuovo da scrivere nel curriculum.

E sono sicura al 100% che le cappelle le ho fatte anche io in passato e oggi mi chiedo cos’avranno pensato di me, dall’altra parte dello schermo.

Però, cazzarola, qua ci arrivano delle email che davvero mi fanno cadere le braccia che ormai sembro la Venere di (Sandra) Milo. E la maggior parte ripete gli stessi errori. Ecco quindi la top 5 delle cose che mi fanno dubitare del buon senso delle persone:

1. la terza persona

Ah, che godüria quelli che ti mandano le email con scritto: “Mario Rossi è nato a Ragusa, si è laureato in scienze del piffero, appassionato di teatro, viaggia spesso e amerebbe lavorare con una realtà dinamica come la vostra”. Ma diamine, non puoi scrivermi: “Ciao, sono Mario, mi sono laureato, faccio questo e quello e vorrei lavorare con voi”?

2. lo spett.le

Ah, che friccicore le formule di cortesia: si adattano forse a un editore di 70anni, non certo a una 33enne zuzzurellona che stravede per le caprette vestite. “Egregio editore, con la presente Le scrivo per sottoporLe la mia candidatura spontanea…”. Aiuuuuuuto!

In generale, la freddezza e la formalità su di noi non hanno nessuna presa (strano, vero?). Ci sono addirittura capitati casi di candidature spontanee di gente che conosciamo di vista e che non si è nemmeno presa il tempo di scriverci due-righe-due un po’ più personali, tipo: “Ciao, ci siamo conosciuti nel lontano 1873, non so se vi ricordate, ma io vi ho seguiti da lontano ed ecco che vi mando il mio cv”.

3. quelli che ti lanciano la patata bollente

Ah, che sollazzo paradisiaco quando ti mandano delle supercazzole di email lunghissime. E ti dicono tutte le fantasmagoriche cose che sanno fare, che hanno studiato, che sognano di fare, i progetti che hanno in piedi, quelli che stanno per salpare e poi, così, salutano, dicendo: “Se vi interessa, ci incontriamo”. Ma esattamente, mi interessa cosa? Mi sono persa. Ah, ho capito: è la famosa patata bollente! Un gioco che funziona così: mi piacete, vorrei fare delle cose con voi, non ho assolutamente idea di cosa potremmo fare, vi scrivo, la butto lì e spero che a voi venga una mirabolante idea e si collabori. #lostaifacendomalissimo

4. il cv nudo e crudo

Ah, che contentezza quando ti dicono: “In allegato cv” e tu apri questo file .doc chiamato CV_Europass (ovviamente nominato proprio così, non con il nome e cognome del candidato, perché sarebbe troppo facile). E cosa trovi, dentro il cv? La storia scolastica e professionale di un 25enne, spiegata in sole sei pagine. Sei pagine??? Il mio cv – e non è che sia Steve Jobs, per carità, però due cose le ho fatte – ne ha una e mezza, e quella mezza già mi rompe i maroni e vorrei condensarlo a una e stop. Sei non si può vedere. E poi, davvero, Europass? A un editore zuzzurellone? Ma va bene se vuoi fare il commercialista, ma non il collaboratore da noi. E poi, davvero (e chiudo): io cosa dovrei capire dal solo cv, benché di sei pagine? È solo un elenco freddo di mansioni – spesso poco chiare e un po’ “ritoccate” – e di date. Credi davvero che chi sei, la tua personalità e i tuoi interessi emergano da quel formato?

5. il cv che non c’entra un tubo

Ah, che giubilo assoluto quando ti mandano un cv e si propongono come traduttori dal sumero, quando tu non pubblichi nessun titolo straniero, né traduci all’estero i tuoi ebook.

Come dicevo già un paio di post fa, uno dei punti di orgoglio di Zandegù (e quindi anche miei) è quello di dare lavoro, sempre di più e sempre più stabile, a più persone possibile. L’idea che con i propri progetti si possa mettere il pane in tavola è già incredibile. Che magari si riesca a farlo anche sulle tavole di altre persone, lo è infinitamente di più. Non vedo l’ora di avere gambe abbastanza forti da poter assumere qualcuno. E so già che quell’assunzione passerà da un buon cv: chiaro, breve, scritto da qualcuno che ci conosce, ci apprezza e usa un minimo di buon senso, personalità e il tu :)

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