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11 maggio 2017
Marianna

L’arte della pazienza

Nel lavoro non tutto arriva in quattro e quattr’otto, anzi. O almeno non da Zandegù. Diciamo che siamo dei diesel. Mi pare, e mi è sempre parso, che tutto quello che abbiamo fatto e ottenuto ce lo siamo proprio sudato. Lanci di dadi fortunati, di quelli che ti fanno avanzare di 4-5 caselle in un colpo solo, nel grande Gioco dell’Oca del lavoro, ecco, di quelli proprio pochi. Forse uno o due.

Who ya gonna call?

Io non ho pazienza, poi. Zero. Se la gente tarda a un appuntamento, mi viene subito il nervoso. Se non si trova parcheggio in tempi ragionevoli, mi girano. Se la panettiera mega chiacchierona parte con la sua filippica sul lievito madre, con la cliente in fila prima di me, e mi fa aspettare 15 minuti, vorrei prendere tutto il lievito madre del mondo, farne un Mashmallow Man vestito da marinaretto e fargli distruggere il negozio, proprio come in Ghostbusters (e scusa se ti delizio con questo popò di citazione cinematografica, ma – spoiler – non sarà l’unica di questo post!).

Santa pazienza!

Quindi, dicevo, non ho pazienza, nella vita. Ma anche sul lavoro non scherzo, eppure ho dovuto davvero fare buon viso a cattivo gioco, perché Zandegù è un animale che richiede uno strafottìo di pazienza micidiale.

Vuoi un esempio? Gli ebook hanno iniziato a diventare redditizi dopo 3 anni. 3 anni. Sono 1.095 giorni. 26.280 ore in cui guardi l’orologio e pensi: ma quando arriva una notifica di vendita sullo store?

E, sempre parlando di ebook, non è che poi vendano tutti 500 copie. Magari alcuni arrivano a stento a 50.

O i corsi: la prima stagione ne abbiamo lanciati 7. Ne sono partiti 3. Per non parlare di alcuni corsi specifici, poi, come Social media marketing 101. Prima stagione: 6 persone. Seconda stagione: 7 persone. Sarebbe stato meglio cancellarlo? No, chi la dura la vince e, ora, sono 3 edizioni che facciamo sold out. Ci sono voluti però 2 anni, per arrivare a questi risultati, mica due minuti.

Parliamo dei nostri eventi? Il primo Litcrawling è partito con 12 iscritti, di cui due erano amici e sono venuti aggratis per fare numero. Oggi arriviamo a 30-32 presenze a botta. C’è voluto 1 anno e mezzo di tempo.

Patience: lo cantava pure Axl Rose, diamine!

E che dire dei social? Forse se ci segui da poco, pensi che sia tutto frizzi e lazzi e succhi di cavolo verde, come la Ferragni quando è a L.A., ma la verità è che abbiamo quasi 5.700 like su Facebook e che non sono tantissimi, se pensi che abbiamo aperto la pagina il 14 dicembre del 2012. Non abbiamo mai fatto campagne di promozione, non abbiamo comprato i like e non abbiamo mai fatto marketing troppo aggressivo. La lasciamo crescere piano piano come un pane (con lievito madre, porca pupazza?). I like potrebbero essere di più? Beh, certo! A volte, lo confesso, mi sembrano pochini. Però, poi penso che ce li siamo “fatti amici” a uno a uno. Che abbiamo un sacco di commenti, condivisioni e like ai singoli post e questo significa che abbiamo una fedele community di fan. Sono pochi ma molto buoni e va bene così.

4 cose per praticare la pazienza sul lavoro

Insomma, tutto questo per dire che, in 5 anni, Zandegù mi ha fatto capire che ci va una pazienza di Giobbe ad affrontare le varie fasi di un lavoro in proprio.

E come cappero si coltiva la pazienza sul lavoro? Secondo me in quattro modi:

  1. dandosi obiettivi molto ambiziosi a lungo termine (3-5 anni) e obiettivi raggiungibili a breve termine (1 anno). Tipo: la mia ambizione è avere 10.000 like su Facebook. Preferisco dirmi: entro quest’anno vorrei arrivare a 6.000 like. È più realistico, è più vicino, è più raggiungibile, se lavoro sodo ci arrivo e il traguardo mi lascia un buon sapore in bocca. Non mi dico: quest’anno voglio far partire 20 corsi invece di 14. Mi propongo di riempire al 100% i corsi che già offro e poi cominciare da lì per ampliare il catalogo. Questo è un modo di fare, basato sul buon senso, che mi permette di organizzarmi meglio e di dosare le mie energie;
  2. lavorando a testa bassa, senza guardare troppo cosa fa la concorrenza. Raga, l’invidia è una brutta bestia. Guardare che quelli hanno 20 iscritti e tu solo 8, che quelli hanno 1.600 follower e tu 800, che quelli dicono (e sottolineo dicono) di guadagnare 2.000€ al mese e tu, tra spese e tasse, arrivi a stento a 900€, insomma, fa venire solo il sangue marcio e non serve a nulla. Se l’invidia buona aiuta a farti venire voglia di diventare migliore, l’invidia zeppa di astio e risentimento rallenta. Via! Meglio concentrarsi su di sé. Ok, loro ne hanno 1.600, di follower su Instagram. Allora, io cosa posso fare per migliorare? Fare foto più curate? Inizio a scattare foto più belle e ci provo;
  3. non scoraggiarsi se i risultati non arrivano subito: è difficilissimo, lo so, ma se si è convinti delle proprie idee e si lavora con metodo, io sono sicura che i risultati prima o poi arrivano. Magari le foto belle di cui parlavo prima non riesci a farle subito, ma dopo qualche mese di pratica e tentativi, vedrai che bombetta! Quando sono scoraggiata, mi circondo di amici e famiglia che fanno il tifo per me. Lo so che loro sono di parte, ma mi aiutano a tirarmi su di morale e a tornare più energica al lavoro;
  4. non farsi prendere dal panico: la smania di arrivare a tutti i costi, magari facendo 100 cose insieme per provarle tutte, cambiando strategia ogni 5 minuti, lanciando prodotti nuovi a caso, o cercando disperatamente di bruciare le tappe non fa mai bene. Se ti viene l’ansia, respira profondamente, stacca tutto, vai a farti uno spritz e ragiona sul perché fai quello che fai col tuo lavoro e a quali persone vuoi davvero parlare.

Altre similitudini con dei film, così tanto per

È un continuo lottare giorno dopo giorno per fare un centimetro avanti, un continuo voltarsi indietro a fine giornata e dirsi: “Tutto qui?”. Poi passa il tempo, ci si volta ancora e il punto di partenza ora sembra così lontano, si è fatta tanta strada, anche se piano piano, si è andati avanti e si è cresciuti.

Io sono molto felice del percorso di Zandegù, anche se non ha mai avuto delle accelerate boia, anche se a volte ci voleva il NOS di Fast and furious e boh, non è arrivato e pace. Certo, questo significa essere parecchiotto stanchini, un po’ tipo Forrest Gump quando smette di correre (ammazza quante citazioni di film, oggi!). Stanca, perché ogni pezzetto penso di essermelo proprio preso con le unghie e coi denti. E perché avere pazienza richiede tantissime calorie. Però, sotto tutte quelle occhiaie, se si lavora con cura e con pazienza (e credo di farlo), mi resta la consapevolezza di star facendo bene.

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