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1 giugno 2017
Marianna

La consapevolezza di stare sul culo

Ebbene sì, bello mio, non si può piacere a tutti.

Un’ardita similitudine con la salsiccia

Già alle elementari c’erano quelli che non ti potevano vedere e non ti suggerivano mai niente ai compiti in classe o non ti invitavano al loro compleanno. Ecco, figuriamoci sul lavoro, dove è la sagra internazionale dell’invidia 365 giorni l’anno e la salsiccia dell’odio è sempre pronta per essere rosolata.

Riesce a stare antipatico pure Topolino, con tutto che risolve ogni mistero, è brillante, non dimentica mai un compleanno di Minnie e ha sempre il sorriso sulle labbra (io per dire ci darei fuoco a Topolino, sono sempre stata più da Paperino).

Ci sono genti che non sopportano Ryan Gosling?

Stanno sul culo ovviamente le celebrities: perché da un lato ci piace spiare le loro vite glamour e immaginare di viverle anche noi per i pochi secondi di una Instagram story, dall’altro siamo divorati dall’invidia. Per dire, la Ferragni (potevo non nominarla?), nei suoi post ha 100 commenti come “Troppo bona Chia / Cute / Bellissima!” e poi altri 100 con scritto “Piedi di merda / Ma che lavoro fai? / Comportati da persona matura” (quest’ultimo commento un po’ bacchettone, eh?).

Insomma, qualcuno a ‘sto mondo odia pure Ryan Gosling e mi pare un oltraggio al buon senso, ma è così.

Se non esistessero le alghe, riusciresti a immaginarle?

Ecco, quindi, se stanno sulle balle loro, figurati te e me. Alla fine, anche se si sta facendo bene, anche se i fatti ci dimostrano che si sta lavorando nel migliore dei modi (le vendite vanno bene, i feedback dei clienti sono positivi, coltiviamo buoni rapporti con altri colleghi), è praticamente ovvio che esistano altre persone che non ci possono vedere nemmeno col binocolo.

Gente che magari semplicemente ci invidia (bruttissima bestia). Ma anche gente che, in modo del tutto legittimo, non ci sopporta proprio perché è così e basta. Perché non rientriamo nei suoi gusti per il tipo di prodotti/servizi che proponiamo, per come li comunichiamo, per i valori che veicoliamo con la nostra ditta.

Buoni motivi per cui potremmo stare sul c**o (non so perché mi censuro!)

Noi Zandezii, al momento, non abbiamo mai ricevuto grandi attestati di odio (e spero di non sollecitarli ora con questo post, mannaggia), ma immagino che i cultori dei libri di carta non vedano per niente di buon occhio il fatto che noi ci occupiamo di digitale. Chi lavora immerso fino alle ginocchia nell’editoria, magari non capisce bene perché non facciamo rete con altri editori, non andiamo alle fiere, non organizziamo presentazioni. Chi apprezza una comunicazione classica e pacata, troverà di cattivo gusto il nostro essere sopra le righe, con parolacce, espressioni gergali e foto cretine. Chi pensa che non sia sempre il caso di metterci la faccia, non troverà per niente divertenti i nostri video in Panda. Chi pensa che l’idea di mettere insieme le persone sia un po’ una scemata, che la convivialità gli sembra un concetto vuoto, che nei sogni ci crede ma insomma siamo adulti che cavolo state facendo, ecco, di sicuro ci troverà un po’ falsi (nella peggiore delle ipotesi), o un po’ sciocchi, o un po’ naïf.

Te la tiri, c’hai il papi, sei caro

Non scordiamo, poi, che ci sarà sempre chi pensa che te la tiri o, al contrario, che sei fin troppo umile e chi vuoi prendere in giro. O che, se sei arrivato lì fin dove sei arrivato, è sicuro perché sei ricco di famiglia, ti aiuta il papi, c’hai gli amici giusti.

E arriveranno quelli che ti dicono che sei carissimo, ma anche che fai dei prezzi davvero troppo stracciati. Chi dirà che non si capisce bene cosa fai o che quello che vendi è troppo banale. Chi ti attaccherà subito al primo errore senza darti possibilità di replica o di sistemare le cose. Chi parlerà male di te in giro, per farti perdere clienti o credibilità.

È sempre-sempre così? Secondo me sì. La gente ti odierà, fattene una ragione e non prendertela. Dà fastidio, certo, fa rimaner male (a volte malissimo), fa venire il sangue marcio, ma è inutile deprimersi. That’s life. E prima si scende a patti con questa cosa, meglio è. La gente odia Zandegù, ne sono sicura. Conosco i nomi e cognomi di chi non ci sopporta? No, e non li voglio manco sapere.

La gira la roda la gira!

È così e non ci si può fare niente, anzi, è necessario fregarsene di questa cosa. Perché ci siamo tutti su questa barca. Da qualche parte qualcuno ci odia e ‘sti cazzi: noi andiamo avanti con le nostre cose, teniamo duro, sorridiamo, non insultiamo mai nessuno se ci attaccano (è durissima, ma la sindrome da ristoratore su TripAdvisor è sempre dietro l’angolo e va evitata come la peste). Cerchiamo di difenderci, ma rimanendo dalla parte della ragione (è un amen incazzarsi in malo modo e scivolare verso il torto).

Stare sul culo agli altri è una cosa sana e giusta. Bisogna diventare consapevoli che, sul lavoro come nella vita, non si potrà piacere a tutti. Bisogna piacere alle persone giuste, parlare a loro, lavorare con amore per loro.

Anche perché, diciamo la verità, persino a noi qualcuno ci starà enormemente sulle balle, no? Ecco. E come cantavano Cochi e Renato in una delle mie canzoni preferite di sempre, cioè Silvano, “E la gira la gira la roda la giraaaaaa”!

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