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7 dicembre 2017
Marianna

Il teorema di Gino

Una volta, un’amica mi ha detto: “Ok, tu vorresti che Gino (nome di fantasia. Giuro su Beyoncé, non è Marco!) contribuisse alle spese per l’acquisto di una nuova lavatrice e non lo fa. Ti rompe chiedere, perché pensi dovrebbe arrivarci da solo, visto che è adulto. Ora però la lavatrice non ce l’hai. Alla fine della fiera ti rompe di più non avere una lavatrice, o chiedere a Gino e fargli notare l’ovvio?”.

Il teorema di Gino

Io ci ho ragionato: io volevo una cosa e la volevo tantissimo. Questa cosa era la lavatrice. Ho mandato giù un boccone amaro e ho chiesto. Gino è caduto dal pero, certo, ma poi ha detto: “Cavolo, scusa, non l’ho fatto per cattiveria, non ci avevo pensato, ti aiuto subito!”. E abbiamo preso la lavatrice.

Questa cosa per me è stato uno di quei momenti Sliding Doors. Da lì in avanti, analizzo certi periodi della mia vita attraverso la lente di quello che chiamo “Il teorema di Gino”.

Il teorema dice: è più importante il risultato o la “dignità”? A volte, avere una buona lavatrice è meglio.

E, così, negli ultimi 10 anni ho iniziato a chiedere: Usciamo?, Ci vediamo?, Lavori per me?, Mi baci?, Pensi sia brava? e via discorrendo.

Ho più volte raccontato, in questo blog, dell’importanza di farsi aiutare. E, ovviamente, il contributo pratico e l’appoggio emotivo di collaboratori, amici, parenti and co è essenziale alla buona riuscita di un progetto imprenditoriale e anche alla sanità mentale.

Però, cazzarola, la maggior parte delle volte l’aiuto arriva sempre e solo se lo chiedi. Tu sei lì a dover pensare a tutto e, tra le mille cose, devi anche ricordare agli altri che ti serve una mano, quando invece è così ovvio che una lavatrice serve a tutti, perché sono 2 settimane che i panni giacciono abbandonati per casa, sporchi.

Il carico mentale

Sono anni che parlo di questo problema e, poi, qualche tempo fa, grazie a Il post, ho scoperto questa blogger francese che spiega bene, e in un tot di vignette divertenti (ma anche scoraggianti), che cos’è il carico mentale (che spesso colpisce noi donne).

Insomma, perché devo mostrarti che ho bisogno di aiuto ogni santa volta, benedetto Gino? Non vedi che sto sprofondando nelle sabbie mobili? Non vedi che ormai c’è solo la mano, la punta del dito, nient’altro?

Ci sono giorni che dare una scossa a Gino mi pesa tantissimo. Sarà l’orgoglio, sarà la dignità, sarà quel porcatroia che ti sale quando vedi che gli altri non si accorgono che stai male. O forse è colpa mia? Non mi aiutano perché sorrido troppo e pensano tutti che stia benissimo? Le mie foto su Instagram sono buffe e confondono le acque? Forse in giro si pensa che sia una cheerleader sempre allegrissima? Ecco cosa mi verrebbe da dire: datemi una S, datemi una U, datemi una C, datemi una A. SUCAAAAAA!!!

Chiedere costa fatica

Gini di tutto il mondo, io vorrei ci arrivaste da soli. Non è nemmeno richiesta una laurea in fisica quantistica, manco in lettere a dire il vero (dicono lettere sia facile, ma non saprei, perché non ho fatto le scuole alte, io). Forse un po’ di empatia, acume, occhi buoni?

Ci sono tempi in cui chiedere aiuto viene facile, altri in cui costa tantissimo.

Io per dire, sono molto felice di avere il metano che ti dà una mano. Come sai sono una pasionaria dell’unione fa la forza, volemose bbbene e via discorrendo amabilmente. Quindi per me l’aiuto è imprescindibile al successo di Zandegù. Però, ammetto che dover sempre chiedere, dopo un po’, mi pesa quasi di più che se dovessi fare da sola le cose per cui chiedo una mano.

La solitudine fra noi, questo silenzio dentro me

So che sembra una contraddizione, ma capita che mi dica: “Ah sì? Non ti viene in mente di aiutarmi? Allora, la faccio da sola ‘sta cosa che magari ci metto pure meno di te! Tiè”. Ovviamente non è vero che ci si metta di meno da soli, anzi. Però uno si illude, conserva la sua dignità e, per un breve momento, si sente un fico: hai visto, senza aiuto, tutto da solo fo’! Senza dovermi abbassare a chiedere!

È un momento di figheritudine che dura pochissimo. Poi ti investe, in piena faccia, uno sconforto, una fatica boia e una solitudine che non puoi capire.

La sensazione di morsa allo stomaco che ti prende è bruttissima.

L’arte di arrangiarsi

Ma quindi che fare in questi casi? Chiedere sempre e comunque, o sperare che gli altri si accorgano che stai annaspando? Tu che fai di solito in questi casi?

Io provo ad arrangiarmi, a contare i soldi del salvadanaio una centesima volta per vedere se da sola riesco a prendere la lavatrice. Lo faccio perché ammetto che continuo a rosicà all’idea di chiedere sempre io per prima.

Poi, di solito il giorno dopo aver rotto il salvadanaio, la voglia di lavatrice è troppa troppissima e allora alzo la manina, gli batto sulla spalla e Gino si volta.

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