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27 luglio 2017
Marianna

Guardare lontano

Tra poco sarà un anno di Zandecasa, a fine anno 5 anni di Zandegù, da qualche settimana ne ho 34. Ora poi chiudiamo rallentiamo per le ferie (sì, so che ti strapperai i capelli per la disperazione, ma i post vanno a nanna fino a settembre) e mi sembra quindi un buon momento per un bilancio di come vanno le cose.

Due cose di quest’anno

Di questo ultimo anno mi restano forti due cose, una bella e una brutta:

  1. l’euforia totale di tutto. È come essere tornata improvvisamente adolescente. Sono gasatissima dalla sede, mi sembra una cosa enorme e ogni giorno sono felice quando schiaccio il pulsante della serranda. In questi mesi ho visto davanti a me i primi risultati concreti di tanta fatica (corsi che si consolidano, eventi sempre pieni, ebook che vendono bene), certe cose di lavoro vengono finalmente più facili e non tutto è sempre una lotta;
  2. ho perso la mia visione da telescopio. Sì, fin da bambina, e con Zandegù in particolare, non mi sono mai accontentata: avevo cose sotto il naso, le guardavo, ne ero contenta, ma subito alzavo la testa e i miei occhi guardavano lontano. Anzi, non lontano, lontanissimo. Tipo che puntavano subito alla Luna. Ho cose da fare, grandi sogni, guardo già alla prossima avventura e mi porto avanti.

Mr. Magoo

Dall’inizio del 2017, però, non riesco mica più tanto a guardare lontano. Sono diventata miope non solo nella vita reale ma anche nel lavoro. Me ne sono accorta subito che qualcosa non andava ma ho fatto finta di niente (una cosa che mi riesce molto bene, come sai!). Mi sono quindi tuffata a testa bassa negli impegni da portare avanti sperando tutto tornasse come prima e poi, verso la fine di aprile, nulla è cambiato e mi è presa l’ansia. Avere progetti e prospettive da qui a lì non mi piace, devo avere una meta alla quale puntare. Ogni passo che fa Zandegù – anche quelli minuscoli tipo formichina – deve farlo puntando verso qualcosa di preciso, di esagerato, di impossibile, di lontano anni luce, ma verso qualcosa. Io devo avere degli obiettivi a breve termine, a medio e a lungo. Sono obiettivi a matrioska: quelli a breve termine mi portano, piano piano, verso quelli a lungo.

E adesso?

Inoltre, sono obiettivi di tipo diverso: quelli a breve termine sono realistici, quelli a lungo meno. Sì lo so, lo so, ma a me piace sognare. Ti faccio un esempio: quando ho aperto, l’obiettivo irraggiungibile era avere una sede e mi pareva una follia. Ma poi, in 4 anni, ci sono arrivata. E ora però? Ora che sono arrivata, dove devo andare dopo? Che si fa?

Adesso nebbia

Questo ulteriore obiettivo dove cappero è? Io non lo vedo, perché là davanti è tutto appannato e anche se metto i miei occhiali rosa non distinguo niente.

E se è tutta una nebbia, non è che si finisce poi per procedere a tentoni e, così facendo, rischiando cappelle ogni 3×2?

Questa è la cosa che temo. Perché io non voglio sopravvivere con Zandegù, non voglio accontentarmi, voglio fare le cose sul serio, farle bene e crescere tanto.

Così, come racconto spesso nei miei post, ho chiesto aiuto. No, non alla neuro, ma alla preziosissima Enrica Crivello.

Prima stella a destra e poi dritto fino al mattino

Lei sarà un po’ gli occhi a telescopio di Zandegù. Guarderà lontano per noi, verso quel mare di galassie di possibilità che ci sono là fuori, sonderà un paio di nebulose, analizzerà qualche nuovo sistema solare, troverà quella stella alla quale dobbiamo puntare e ce la indicherà, in modo che poi noi, finalmente, ci toglieremo ‘ste benedette cispe dagli occhi (cispe si dice anche fuori Torino?), vedremo di nuovo chiaro e sapremo dove andare.

Non vedo l’ora di iniziare questa nuova avventura. Di avere nuovi occhi. Di lavorare con una squadra sempre più allargata. Di sognare in grande e di fare a settembre il primo passo che, ne sono sicura, ci porterà lontano.

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