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9 Gennaio 2019
Marianna Martino

Fidati del tuo istinto!

Quando si tratta di lavoro, ho notato che la gente tende a dividersi in due fazioni: quelli che vanno dritti come un fuso e quelli che ascoltano i consigli degli altri.

Tu ti fidi del tuo istinto? Io me lo sono chiesta moltissimo negli ultimi mesi. Mi è sempre sembrato di avere un buon sesto senso, ma di recente ha iniziato a fare cilecca e quindi ho ripensato un po’ ai miei punti fermi sull’argomento. Nello stesso tempo ho iniziato a mettere in dubbio la validità dei consigli altrui: sono ben ponderati? Hanno senso per me o per chi li dice? Mi confondono e basta?

Insomma, i consigli degli altri servono?

Di primo acchito mi verrebbe da dire che servono perché ti aiutano a guardare le cose in modo obiettivo, cose che magari tu non vedi perché ci sei troppo dentro. D’altro canto, però, temo che condizionino, creando solo una gran confusione. Si finisce così a chiedere un secondo parere e poi un terzo e poi un quarto e tutti dicono cose diverse, oppure simili ma che non arrivano a una vera conclusione. Alla fine non c’è un’opinione condivisa e, quindi, tu resti da solo con i dubbi degli inizi ma la verità è che stai peggio.

Non ascoltare ci rende saggi o sordi?

E magari un poco arroganti? Forse sì, capita spessissimo quando uno è troppo convinto di sé e pensa di non aver bisogno di aiuto. Più di rado non ascoltiamo quando siamo consapevoli di cosa stiamo facendo e di cosa vogliamo (e non è detto che poi non capiti comunque di sbagliare): quindi mettiamo uno stop alle voci intorno a noi per tutelarci, non farci confondere.

E la concorrenza?

A volte il problema non sono i troppi pareri, ma il fatto che mettiamo il muto al nostro istinto e mettiamo il volume a palla a quello che fa la concorrenza. Guardiamo tutto quello che fanno gli altri in cerca di una risposta valida per noi, gli altri ci sembrano avere sempre il post giusto, il testo giusto, il prodotto giusto. La faccenda dell’erba del vicino, no? Qua i rischi sono due: scimmiottare strategie che funzionano bene per altri, ma alla fine della fiera non sono adatte a noi; congelarsi: troppi stimoli ci portano a non sapere più cosa fare, da dove partire, come procedere, col risultato di impantanarci in un nulla di fatto.

Come mai stiamo tanto a guardare la concorrenza o a chiedere mille pareri? Capita quando nel nostro lavoro ci sono aspetti che faticano a decollare, o non vanno, quando vogliamo cambiare, o abbiamo problemi che non sappiamo come affrontare da soli.

Cosa ti consiglio di fare in questi casi?

Il mio consiglio è fermarsi e non fare niente. Aspettare qualche settimana continuando a lavorare come sempre, senza prendere decisioni avventate, frutto di troppo rumore di fondo. Di solito, col tempo, le nostre orecchie inizieranno di nuovo a sentire la nostra vocina interiore, quella che ci guida e ci dice cosa è più giusto per noi. La nostra voce o istinto, secondo me, è la salvezza.

Quando siamo troppo coinvolti o confusi, infatti, non riusciamo a mettere sotto la giusta luce i pareri degli altri, a prenderne solo le parti utili a metterci in discussione e a migliorarci. Non riusciamo a distinguere bene le cose non adatte a noi e a lasciarle agli altri.

Non dico che guardarsi intorno o chiedere pareri sia sbagliato, anzi. Spesso può essere un arricchimento e un confronto costruttivo. Ma capita spesso di andare in tilt e in quei momenti si rischia soltanto di perdersi in una nebbia molto densa.

Insomma, i consigli non sono per tutti: bisogna sentire la propria voce e metterla in relazione a quella altrui in modo armonico. Un po’ come un coro.

Cosa farò io per questo 2019

Quest’anno voglio coltivare il mio istinto e farmi condizionare di meno. Lo farò così:

  1. con un corso di economia, per staccarmi dal chiacchiericcio che dice che la comunicazione è l’unica strada per tirare avanti col proprio business;
  2. con un botto di video e profili Instagram da seguire che non c’entrano niente con il mio ambiente. Da lì mi verranno sicuramente idee matte, inesplorate, diverse, fresche;
  3. con il confronto coi miei colleghi. Ma bada bene: non su decisioni che devo ancora prendere, per sentire “cosa farebbero loro”. Voglio confrontarmi su situazioni già accadute per capire come le hanno affrontate e immagazzinare saperi utile per il futuro.

 

E tu? Per te sarà un anno di istinto come per noi?

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