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29 marzo 2018
Marianna

È ora di cambiare? – Il mio talk del Freelance Day, parte 1

Lo scorso 24 marzo ho parlato al Freelance day a Torino, da Toolbox. Avevo una fifa blu, dopo il discorso mi sono chiusa in una sala riunioni vuota, perché mi sentivo scoppiare il cuore, non mi sono goduta la gioia del momento, avevo pure un’influenza fotonica ed ero mezza senza voce, ma penso di essere stata brava. Il talk era di quelli inspirescional, ovviamente pensato per chi lavora come freelance o piccolo business, era corredato da slide idiote (un po’ come me), che spero siano state utili. Si parlava di cambiamento e di due cose, principalmente: come capire se è ora di cambiare (inteso come evolversi) nel lavoro; e come cambiare senza morire.

Oggi, debitamente risistemato, ti propongo la parte di talk dedicata al primo tema.

È ora di cambiare?

Anche tu sei in un periodo dove ti senti perso, come è capitato a noi di Zandegù un anno fa, e hai il sospetto di dover cambiare? Come si fa a saperlo con certezza?

Purtroppo, è esattamente come quando una persona ci piace. Come capire se è il momento giusto per fare la mossa e limonare o se magari lui/lei poi ci rimbalza e noi ci rimaniamo di merda? Non si può sapere, purtroppo, e anche nel lavoro è così. C’è sempre un margine di imprevedibilità. Però, per la mia esperienza, ci sono almeno 4 domande o campanelli d’allarme che, se scattano, dovrebbero farti venire il dubbio che sia arrivato il momento di cambiare.

1. Me lo chiedono i clienti?

Allora, partiamo dal presupposto che per me il cliente non è che abbia proprio sempre ragione. Però magari potrebbe, quindi io di solito cerco di sentire cosa ha da dire e valutare con una certa obiettività se c’è qualcosa di buono da trarne. E come?

Tu le fai le schede di valutazione, i questionari coi feedback, i referral (cioè le care vecchie recensioni)? Parli faccia a faccia con i tuoi clienti? Crei momenti di incontro online o dal vivo per un confronto? Ti scrivono email dove ti danno pareri anche non richiesti? Ti fanno delle domande?

Allora, come dicevo prima, non è che quello che ci dicono sia davvero oro colato, ma con una fetta bella grossa di clientela si può davvero avere un dialogo costruttivo. I clienti più fidati sono persone che ci hanno scelto tante volte e credo che possano dare feedback interessanti. I loro suggerimenti vengono dal cuore e potrebbero essere delle indicazioni mica male per migliorare. Ecco, se li ascolti e se ti accorgi che le questioni che fanno emergere sono sempre le stesse 3 o 4, ecco che magari allora lì c’è margine per lavorare. Per esempio: se è la ventesima volta che ti dicono che il corso che fai è troppo corto, non è che dovrai fare più lezioni? Se ti dicono che il corriere che usi per spedire i tuoi prodotti arriva sempre in ritardo non sarà il momento di prenderne un altro?

Occhio, non è che se ci arriva una critica sensata dobbiamo rivedere il nostro intero modello di business: facevo sciarpe di lana, basta ora mi metto a costruire mobili. Magari significa soltanto: cambio il mio corriere, allungo di qualche lezione il mio corso. Senza snaturarsi.

2. I miei prodotti/servizi sentono il passare del tempo?

Non c’è peggior zoppo di chi non vuole zoppicare. Ah no, non era così che si diceva, vero? Comunque ci siamo capiti. A volte il problema è che ci ostiniamo a fare le stesse cose di sempre perché sono sempre andate tanto bene. Eh sì, peccato che se siamo onesti con noi stessi, notiamo che è un po’ che non vanno così bene, cioè come andavano uno o due anni fa. Prima di trovarci a gestire uno tsunami con una bacinella di plastica, non è meglio arginare una pioggerella? Ecco, verificare con onestà il proprio operato è vitale: magari guardando (senza ossessionarsi) cosa fanno i competitors, anche all’estero. Oppure seguendo i profili social giusti per capire dove si stanno spostando i gusti del nostro pubblico. È vitale. Non vuole dire immignottirsi, ma adattarsi al mercato, per essere sempre competitivi e al passo coi tempi. Occhio, essere curiosi, essere delle spugne e tenete sempre le antenne drizzate è la base per essere un buon imprenditore.

3. I miei contenuti non hanno la reach di una volta?

Succede che il cambiamento che dobbiamo fare non sia nel target o nell’offerta o nei prezzi. Magari è solo un make over alla comunicazione. Dici poco. In effetti non è cosa da poco. Certo, ormai è difficile valutare questo tipo di cose, visto che Facebook, da qualche tempo, fa il pazzeriello, però, al netto del calo della reach organica delle pagine dovuto all’algoritmo, potrai ben notare quali sono i contenuti che sui tuoi social spaccano e quelli che meh. Noi per esempio abbiamo notato che le foto su Facebook, da circa 6 mesi, hanno iniziato a essere meno apprezzate, mentre video, post del blog, vlog e dirette vanno alla grande e convertono. Bon, ciao foto! Ne facciamo meno. Dentro più contenuti scritti e video. Certo, questa è una scelta semplice che si porta dietro una serie di conseguenze. Una foto del dietro le quinte è di sicuro molto meno laboriosa di un vlog che va scritto, girato e montato. Rivedere la strategia di comunicazione, quindi, è faticosissimo e richiede una tonnellata di lavoro in più. Uno pensa che crescendo il lavoro si semplificherà ma non è così. Di solito è un processo circolare: voglio migliorare, cambio, arriva più lavoro, fatico a trovare una routine, mi abituo e divento veloce ed efficiente, poi voglio migliorare di nuovo, cambio, ecc. È come quando vai in palestra, ti abitui a un tipo di allenamento e i muscoli non lavorano più bene e finisce che non diventi mega muscoloso come sognavi.

4. Mi annoio a fare le cose che faccio?

Ok, questa sembra una cosa marginale ma non lo è affatto. Se le cose che vendiamo non ci rappresentano al 100%, concorderai con me che le vendiamo peggio. E noi, purtroppo o no, dobbiamo sempre essere le cheerleader di noi stessi. Sempre pronti a fare una piramide umana e urlare “Dammi una F”, che sarà di sicuro la F di F24. Se ci annoiamo nel nostro lavoro (e non parlo di periodi di stanca, ma di vera e propria demotivazione) non va bene e tocca farsi due domande. Magari è ora di cambiare.

Ok, tipo un test di Cioè: se alle domande precedenti hai risposto più sì che no, è arrivato il momento di cambiare. Come si fa, però, ti chiederai, a cambiare senza morire? Lo vediamo la settimana prossima!

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