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1 febbraio 2018
Marianna

Dubitare di tutto

Calma, calma! Questo non è un post dove svelo gli arcani degli scii KIMICI!1!1!1! Non urlo al gomblotto, né altro.

Qua parlo di dubbi che non riguardano la dieta col glutine, bensì gli schemi, i sentieri, i pattern (chiamali come vuoi) che seguiamo ogni giorno al lavoro.

Lo zen e l’arte di angosciarsi sempre

Allora: di base io vivo in un perenne stato di ansia e preoccupazione. Anche se è tutto tranquillo, nessuna nave all’orizzonte, nessun segnale di fumo oltre la collina, nessuna farfalla che sbatte le alucce e crea tornado, a me non importa un fico secco. Io guardo il mare, la collina e le farfalle e, per ogni buon conto, mi preoccupo.

Questo stato di ansia è molto faticoso, per me e per chi mi circonda, ma ha un lato positivo che, secondo me, tolta la preoccupazione dall’equazione, ogni bravo lavoratore autonomo dovrebbe tenere in grande considerazione.

Terzo grado

Il lato positivo è che mi faccio uno strafottio di domande. Mi interrogo. Un esempio? Zandegù fa corsi, vanno bene, sembra tutto, appunto, tranquillo, però io cerco di fare l’avvocato del diavolo, mi chiedo se la didattica è ok, se possiamo migliorare, se possiamo fare qualche modifica, se la comunicazione è eccellente e via discorrendo.

Ci tengo a precisare che questo non significa essere insicuri delle cose che si propongono, ma significa semplicemente testare la loro validità ogni momento. È come se avessimo prodotto i coltelli Miracle Blade (te li ricordi? quelli che tagliavano pure le lattine come fossero di burro). Mi sembra sensato che continuiamo a provare a tagliare la qualunque per vedere se sono davvero dei coltelli miracolosi come dice il nome, o se invece, a un certo punto, a tagliare le sequoie, hanno qualche indecisione.

Ecco, in parole molto povere, io con la nostra comunicazione e i nostri corsi voglio tagliare le sequoie come i grissini fanno col tonno in scatola.

Fette di prosciutto

A me turbano molto quelle attività che fanno la stessa identica cosa da 10 anni, perché “se fino all’altro ieri ha sempre funzionato, perché ora no?”. Eh, forse ora no, perché non sei stato alla finestra a guardare il mare, la collina e la farfalla e non ti sei fatto delle domande.

Farsi delle domande è cruciale perché le domande hanno un effetto anti-miopia bomba. Come tolgono le fette di prosciutto davanti agli occhi, solo le domande.

Conosco un sacco di attività che ricalcano sempre gli stessi pattern, o copiano cose che fanno altri mille concorrenti “perché vanno” (ne parlava anche Ivan nella sua ultima newsletter), non apportando mai un cambiamento, mai un’innovazione, ficcando la testa sotto la sabbia.

Farsi domande e stare di vedetta è cruciale per accorgersi che le tendenze e i gusti cambiano, che la gente oggi vuole altro, che i social non sono più quelli di un anno fa, che i tuoi prodotti o servizi stanno accusando il peso degli anni.

Farsi domande significa non accontentarsi

A me quelli che non cambiano e non si pongono mai delle domande fanno molta paura. Forse perché dietro la mancanza di cambiamento vedo appunto miopia e pavidità.

Forse ancora di più di quelli che sono miopi, mi fanno paura quelli che sono sempre convinti di aver ragione, che non si fanno mai venire dei dubbi e non si fanno delle domande, perché non ne hanno davvero bisogno, in quanto sanno già tutto.

Tipo Spider Man

Dico “paura” e, magari, a te sembra un’esagerazione, ma per me è proprio paura. Lavorare in proprio è una scelta, non un obbligo o una condanna. Se ci sei in mezzo, vuol dire che, per molti versi, sei fortunato e hai in mano grandi possibilità. Tra queste, quella di farti un pezzo di mondo proprio come lo vuoi tu. E di farlo bene. Se non ti metti in dubbio, se non ti fai domande, se non cerchi di migliorare, secondo me stai sprecando la fortuna che hai tra le mani. E mia nonna diceva sempre che sprecare è un grave peccato. Certo, lei si riferiva al cibo. Anche perché aveva fatto la guerra, quindi sul cibo era molto sensibile. Però secondo me vale pure per le occasioni. Se le sprechi, le avevi davanti al naso e non le hai viste, perché non ti sei fermato a farti due domande, allora lì è solo colpa tua.

3 domande da farsi per controllare che sia tutto ok

Quindi, se sei in proprio, io ti consiglio ogni tanto di prenderti del tempo e guardare tutto quello che fai con occhio critico, interrogandoti per vedere se è ancora tutto ok. Una specie di check-up. Io, quando sono in vena di revisione, mi faccio queste domande:

  1. le cose che dico/vendo/propongo con il mio prodotto/servizio/blog sono ancora attuali?
  2. ho ricevuto dei feedback negativi da clienti e colleghi? Sono stati fatti con cognizione di causa? Vale la pena ascoltarli?
  3. la versione del prodotto/servizio che vendo è ancora la migliore che posso proporre?

 

Criticonery

Ecco, se qualcuna di queste domande fa scricchiolare le mie sicurezze, bene. È il momento di farmene altre, farmi venire nuovi dubbi e provare a trovare soluzioni concrete per migliorare.

Mettersi in dubbio non è facile, anzi fa abbastanza schifo. Eppure spesso siamo iper-critici verso gli altri (io per prima) e non perdiamo occasione di analizzare al microscopio ogni minima azione, post, prodotto lanciato dai concorrenti. Ecco, forse potremmo usare tutto questo allenamento in “criticoneria” e canalizzarlo verso il nostro lavoro, per crescere e fare grandi cose.

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