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27 aprile 2017
Marianna

Come si misura il successo?

Il successo quanto conta? Fino a 100 o arriva fino a 1.000? Ma soprattutto, come si misura?

Tempo fa ho scritto un post dove raccontavo di quanto mi ero sentita una nullità, dopo aver visto su Netflix una serie di documentari che raccolgono le storie di designer della madonna. Ho condiviso il post su Facebook e un po’ di persone hanno commentato dicendo che non era il caso di sentirsi in questo modo, perché il successo non è così importante, quello che conta è lavorare bene e duramente.

Sono cose che condivido al 100% e, anche se in realtà il post, più che della fama, parlava del confronto con personalità molto più importanti di se stessi e se i propri miti possono influenzare o atterrire, queste considerazioni mi hanno fatto riflettere. Di certo, secondo me, il successo non è un fattore essenziale per giudicare la bontà di un lavoro o di un individuo.

In centimetri? O in chili? In ettari forse?

Ma insomma, dicevo, come si misura il successo? Come sempre non sono riuscita a darmi delle risposte precise, ma mi piace intavolare qui con te una riflessione su questo argomento.

Ci sono un sacco di persone che vogliono raggiungerlo a tutti i costi, basta pensare a una qualunque intervista di un vip a caso che racconta di quanto fortissimamente voleva diventare famoso, di come ci ha provato e di come ce l’ha fatta.

Ci sono però anche un sacco di persone che hanno un atteggiamento proprio negativo verso il successo: è visto come una cosa da presuntuosi, come se ci si dovesse sempre elevare al di sopra di questi sentimenti un po’ tristi e terra terra. Ma è proprio così? Il successo, avere fame di fama, è davvero sbagliato?

E poi: ma di che tipo di successo stiamo parlando tutti quanti? No, perché magari ognuno in testa ha un’idea diversa e finisce che non ci si intende. Io ne ho individuati 6 tipi:

1. Soldi

Un bel conto ciccione, di quelli che puoi comprare anche 5 paia di scarpe in un mese just because, può essere un bel metro per misurare il successo del proprio lavoro. O pensare ai soldi come una sicurezza per gli anni a venire. O come un modo per non doversi mai più preoccupare di niente. O come sistema per ripagare la famiglia per i suoi sforzi, per averci aiutati.

2. Popolarità

La tua faccia su un cartellone pubblicitario, su mille giornali, in Tv, con la gente che ti ferma per strada per farsi un selfie con te.

3. Autorevolezza

Se ti chiamano per il più grande convegno del tuo settore, se ti intervistano come massimo esperto di quella cosa là, se universalmente (o quasi) il tuo nome è stimato e associato a competenza su una determinata materia.

4. Like

Un consenso su Facebook e Instagram: mille like alle tue postate, commenti con cuoricini, condivisioni, segni di apprezzamento e pagine social con decine di migliaia di fan. Un vero influencer.

5. Impatto reale

Cambiare concretamente qualcosa intorno a te: vedere che un bambino legge volentieri grazie alle tue lezioni di italiano; migliorare la salute di qualcuno con le tue cure o anche soltanto col tuo programma di allenamento; rendere più leggera la vita della gente con i tuoi servizi di delivery a domicilio; salvare gli animali abbandonati e trovar loro una casa.

6. Compimento

Magari sei una persona che fa fatica a concentrarsi e a portare a termine delle cose. Finire il romanzo che hai lì sul desktop da due anni, chiudere l’accordo con quel cliente che insegui da mesi, inaugurare finalmente la tua mostra, fare sold out della tua prima collezione di borse. Il successo può arrivare quando finalmente metti un punto fermo.

Don’t look up!

Ognuno quindi, secondo me, aspira a un qualche tipo successo nel lavoro. Chi pensa ai soldi e non al suo impatto reale è automaticamente vuoto (vai Carly! You’re so vain, you probably think this song is about you)? È così? Bisogna soltanto lavorare a testa bassa e non guardarsi mai intorno, soprattutto verso l’alto?

Io penso che mirare alto sia importante, però l’altro giorno, e con questo concludo il post, ho letto questo articolo di Todd Brison su Medium e mi ha dato molto da pensare. In un pezzo dice:

Quando ho iniziato a scrivere su Medium, ero ossessionato dalle statistiche di lettura. “Guarda”, dicevo, ignorando il post scritto per metà che avevo aperto in un’altra finestra. “Un’altra persona ha letto il mio articolo! Sono 200 oggi!”.
Dopo un po’ ho iniziato a deprimermi perché i numeri non crescevano, così li ho abbandonati. Ho quasi mollato. Invece, ho iniziato a scrivere di più. Devo scrivere 4 o 5 post alla settimana. Quando rallento, le mie insicurezze mi inghiottono. Meno statistiche, più arte. Creation beats affirmation. La creazione batte l’essere affermati.

E tu? Conosci altri tipi di successo lavorativo? Cosa ne pensi?

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