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13 aprile 2016
Marianna

Come nasce un ebook: Morirò, me l’ha detto Internet

La scorsa estate Marco e io eravamo a Verona a vedere i Mumford and Sons. Ovviamente avevo insistito io, perché non è che a Marco le band con il banjo piacciano granché. Erano all’Arena, faceva un caldo atomico, c’erano migliaia di persone indiavolate e prese benissimo che cantavano tutte le canzoni con trasporto.

Ogni volta che andiamo a Verona, facciamo in modo di vederci con Max, che lì vive e lavora.

Max ormai lo conosciamo da una decina d’anni, dai tempi di ABCdiario in versione cartacea (poi l’abbiamo ripubblicato, rivisto e corretto, nel 2014, sempre curato da Loris Righetto).

Max a noi piace tantissimo e, giuriamo, non è una dichiarazione in quel senso. Ci piace un casino come scrive, il suo sguardo sulle cose e la sua ironia. Un’ironia che sentiamo molto simile alla nostra. Infatti anche se ci vediamo pochissimo, perché non è che a Verona si vada tanto spesso, quando lo incontriamo è come se non fosse passato un giorno, è come se ci si conoscesse da sempre.

Galeotte le polpette

Insomma, dopo il concerto siamo andati in un circolino ARCI e io mi sono presa delle polpette e una birra gigante. Avevo una fame boia e di quelle polpette mi sarei pentita subito: erano buonissime ma infracicate di aglio.

Davanti a una bionda abbiamo parlato del più e del meno, dei suoi due ebook pubblicati con noi (Spaghetti wrestler e Aldilà del tendone), del lavoro e poi, prima di mangiare le polpette, io ho tirato fuori la mia fidata Amuchina per pulirmi le mani.

“Ah, vedo che anche tu sei messa bene!”, mi fa Max.

“In che senso?”

“Beh, non è che tutti usino l’Amuchina prima di mangiare”.

“Ah non so… io la uso sempre, ogni volta che scendo dal bus, perché temo i germi” (in effetti c’è da dire, a mia discolpa, che sono molto cagionevole di salute e perciò mi batto per allontanare il più possibile i germi).

Insomma, da lì è stato un niente che Max ci ha raccontato le sue paranoie sulla salute, Marco le sue e io, a quel punto, con la mia becera Amuchina ero stata declassata subito al ruolo di dilettante. Anche perché poi io, tipo, faccio tutti gli anni esami del sangue-Pap test-ecografia-dentista-ecc quindi ai loro occhi ero una che non temeva davvero le malattie. Ho così scoperto quanto l’autodiagnosi e l’ignorare il medico siano essenziali per essere un ipocrondriaco DOC.

Mentre finivo la mia ultima polpetta, dico a Max: “Oh, perché non ci facciamo una guida, sull’ipocondria?”. E il resto è storia.

Morirò, me l’ha detto Internet.

Morirò, me l'ha detto Internet

Il 26 aprile quindi esce Morirò, me l’ha detto Internet. Una guida all’ipocondria piena di sintomi e nessuna soluzione.

È un manuale super ironico che parla di come germoglia il seme dell’ipocondria in una persona. Dall’amore/odio per i dottori, che alla fine non capiscono mai un tubo dei nostri vari malanni (o almeno questo è quello che pensa un ipocondriaco doc!); alle infinite ricerche di sintomi online, e più sono tremendi più sentiamo di avere una fitta lì, agli organi molli; ai forum dove lanciarsi in domande come: avrò la spongolatomorfo ciccillolapidosi?

Una lettura a tratti liberatoria: non fa piacere ogni tanto prendersi per il culo da soli e ridere delle proprie piccole manie e paure? Inoltre, che te lo dico affà, è scritta benissimo, e ti terrà compagnia per qualche ora! Spero davvero ti piaccia tanto quanto a noi!

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