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2 dicembre 2016
Marianna

Come nasce un ebook: I sassi vanno matti per le sasse

Che poi dico: quando ho iniziato come editore, nel 2005, non avevo niente. Non avevo un sito, non avevo un biglietto da visita, non avevo un profilo Facebook (perché Facebook manco c’era), non avevo un portfolio, un logo, un mockup di una copertina, delle foto di un ufficio, un ufficio. Niente.

Non avevo manco il telefono a casa

Scendevo quattro piani (senza ascensore) attraversavo la strada e andavo a un KiPoint. Il KiPoint è un corriere di quelli che spediscono i pacchi. Era tutto blu e verde acido e bianco. La porta, nel chiudersi, faceva un gran casino. C’erano due uomini e una ragazza che ci lavoravano dentro. Tutti molto gentili. Ma soprattutto, c’erano due pc con connessione a Internet.

I primi racconti, del primo libro che volevo pubblicare, li ho ricevuti e mandati da lì. Con la mia email di libero.it

Non ho dei ricordi precisi, ma mi pare che mezz’ora costasse 3 euro. Ho solo dei gran flash di quel periodo, ma niente di definito.

Tipo che Roberto Tossani, proprio bene, non ricordo come è venuto a sapere che stavo aprendo una casa editrice. Forse da Giulio Mozzi, che mi aveva intervistata in radio, quasi un anno prima di partire con le pubblicazioni. E io non avevo dormito la notte, per quell’intervista. Ero stata malissimo. Avevo 21 anni.

Il paraorecchie di pelo fucsia

Poi sono andata a Roma, dove Marco Cassini di Minimum Fax mi aveva dato un sacco di dritte, mentre mangiavamo un panino in un bar vicino a Ponte Milvio. Era febbraio. Ho una foto davanti alla fontana di Trevi con un paraorecchie di pelo fucsia e una giacca imbottita da scuoccer (come dice il papà di una mia cara amica) di quelle blu e rosse di mega acrilico.

E insomma, Tossani ci conosce, ci manda questo suo romanzo, un piccolo romanzo da comodino, lo definisce. Si chiama I sassi vanno matti per le sasse. Un titolo davvero assurdo. Io mi innamoro.

Ti fidi di me? (ma senza Di Caprio)

Che poi torno a dire: lui era adulto, scriveva da tempo, era conosciuto nel giro, apprezzato, aveva dei contatti. Com’è stato possibile affidarsi a ‘sta squinternata coi paraorecchie di pelo fucsia? Come ha potuto affidare il proprio lavoro di anni a un editore di cui non sapeva niente, se non che apriva nel 2006, aveva un distributore, pubblicava questo e quello ma non c’era molto altro di più da sapere?

Ecco, io ogni volta che torno con la mente a quei primi pazzeschi anni, penso a quanta gente mi ha dato fiducia. Ché non è sempre vero che nessuno ti dà delle occasioni. Io per dire, ne ho avute tantissime. Un sacco di persone mi hanno aiutato, supportato, consigliato, dato una pacca, fatto una battuta, riso con me.

E così è stato con Roberto. I sassi è il terzo libro uscito per Zandegù e il primo romanzo che abbiamo pubblicato. Parla di un ragazzo che, secondo me, sta imparando a stare al mondo. Mi ci sono rivista tanto in lui, tantissimo. Mi ci rivedo ancora oggi che, esattamente 10 anni dopo, lo ripubblichiamo in ebook.

10 anni di Sassi

Al primo giro di editing, nel 2005, Roberto è venuto apposta a Torino per confrontarsi con me. Io avevo la febbre a 38°, l’ho accolto in casa. All’epoca, il mio appartamento era proprio una casa da studenti, sgarrupata ma con un grandissimo divano verde pisello che voleva avere le pretese di un arredo da adulti. Siamo stati lì ore a discutere su ogni commento e revisione. Poi è arrivata l’ora di pranzo: mi ricordo ancora che ho fatto una pasta con tonno, pomodoro e olive. Chissà cos’avrà pensato Roberto di questa ragazzina che gli fa una pasta da universitari, in una casa sgarrupata.

Eppure, siamo ancora qua. Io sono ancora la “sua editora”, come mi chiama solo lui, e I sassi è ancora uno dei libri del mio cuore: quest’anno lo abbiamo rivisto, corretto e ha una nuova e delirante appendice molto divertente. Parla di crescere, parla di amore, parla di ricordi ed esce il 6 dicembre su tutti gli store del pianeta mondo (prenotalo fin da ora su Amazon qui).

I sassi vanno matti per le sasse

I ricordi, tu non lo sai, quelli che tutti dimenticano, ma proprio tutti quanti, di quelli che nessuno si ricorda niente di quella cosa lì, finiscono nei sassi. E il protagonista del romanzo di Tossani sa leggere i sassi e rivivere quei momenti preziosi e nascosti.

Ecco, per me i ricordi sono tutto. Io vivo costantemente incagliata nel passato. E ci sguazzo, nella malinconia per le cose che non torneranno. Ci sguazzo talmente tanto che mi sono fatta tatuare RICORDA sul braccio sinistro. Mi piacciono i ricordi, quelli belli ovviamente di più di quelli brutti. Ma pure quelli brutti alla fine li guardo con un misto di indulgenza, simpatia, tenerezza, dolore e nausea. Alla fine, fan sempre schifo, ma forse meno. Forse. Ci devo ancora pensare.

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