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21 giugno 2018
Marianna

Bisogna fare qualcosa

La scorsa settimana sono stata a State of the net, un convegno sullo stato dell’arte di Internet che si svolge ogni anno a Trieste. Non è un convegno banale: i relatori sono internazionali e molto cazzuti, i temi alti, i discorsi elevatissimi, la lingua di lavoro l’inglese.

Quindi, una conferenza per gente motivata e di certo un poco difficile da seguire, sia per i temi, sia perché a me 8 ore di fila in inglese sfiniscono.

Cose che cambiano la vita

Uno degli speech che mi ha colpito di più è stato quello di Dorothea Wiesmann, capo del dipartimento di Cognitive Computing and Industry Solutions alla IBM Research di Zurigo. Parlava di 5 innovazioni che cambieranno la nostra vita nei prossimi 5 anni. Come avrete capito dal suo job title, è una donna pazzesca, trasudava padronanza della materia e carisma da ogni poro. Vabbè, poi a me gli scienziati sembrano alieni con un cervello mega sviluppato (Mars Attaks?) e io nata paperina che cosa ci vuoi far.

Un granello di sale

In pochissime parole, il suo discorso diceva che c’è un botto di roba che viene contraffatta nel mondo. Ma non le borse di Vuitton. Tipo i test dell’HIV. IBM sta sviluppando un microcomputer grosso come un GRANELLO DI SALE che aiuterà la lotta contro questo tipo di tarocchi.

Secondo UNAIDS, solo nel 2016, circa 1.800.000 persone hanno contratto l’HIV nel mondo. È un botto di gente. Sono numeri che fanno impressione. E là fuori a Zurigo (a 399 km da Torino, dove vivo) c’è gente che sta lavorando per fare qualcosa di concreto, per fare in modo che i test sia efficaci sul serio.

Io, da questo speech, che come puoi capire ha un argomento altissimo e molto lontano da quello di cui mi occupo io ogni giorno, ho imparato due cose importanti e te le vado a dire.

Non bisogna sentirsi delle mezze seghe

Ecco, cosa vuoi. Io faccio corsi, ebook e blatero un sacco online. E poi là fuori c’è gente che elabora computer grandi come granelli di sale. È un attimo sentirsi una nullità. Infatti facciamo che dura un attimo? Poi basta, però. Se ci concentriamo su chi sta facendo qualcosa di valore nel mondo, potremmo anche decidere di restare per sempre sotto il piumone. C’è gente che scava pozzi in zone remote del mondo, psicologi che ogni giorno ascoltano storie di traumi orribili, volontari che vanno a salvare animali feriti, medici che operano in zone di guerra. Chiaro, Zandegù non sta salvando vite umane, e forse come noi pure la tua attività da freelance o la tua piccola ditta. Però il nostro lavoro ha comunque un impatto positivo, può generare lo stesso un cambiamento, anche se piccolo. Ci sono le grandi cause, le persone dotate di enorme spirito di sacrificio e ci siamo noi: che abbiamo il culo di vivere una vita agiatissima e dobbiamo, quindi (secondo me è un obbligo), non sprecarla e farla fruttare. Darle un senso. Piccolo. Ma un senso. Non siamo delle mezze seghe. Ripetiamocelo spesso.

Bisogna fare qualcosa

Ok, non saremo mezze seghe e tutto. Faremo anche cose di valore, però poi, secondo me, il discorso deve farsi più grande. Per forza. Capisco che tutti dobbiamo arrivare a fine mese, che gli F24 penzolano su di noi come una spada di Damocle, che trovare la forza per organizzare tutto quanto non è sempre facile.

Però, anche se non salviamo vite umane in Congo, io credo che in questo momento storico specifico, si debba fare qualcosa di più. E Zandegù vuole decisamente farlo.

Quindi, l’impegno che mi prendo è questo. Sono un’azienda che lavora nel settore culturale. E in quello della formazione e comunicazione in particolare. Ho il dovere di lavorare bene, proporre prodotti di qualità, ragionati e al giusto prezzo. Ho il dovere di raccontare quello che facciamo nel miglior modo possibile. Ho il dovere di creare un ambiente formativo inclusivo, sicuro, rispettoso e comunitario. Ho il dovere di educare gli altri a essere più curiosi, aperti alle diversità e al farsi delle domande. Ho il dovere di parlare anche di temi più importanti e di ampio respiro, rispetto alle semplici tematiche legate al mio lavoro.

Cosa ho deciso di fare

Quindi ho deciso che, nel rispetto del lavoro fatto con Enrica e del target che vogliamo raggiungere (lo raccontavo qui), da settembre ci saranno sempre più contenuti che parlano di:

  • comunicazione, perché dare contenuti gratis, di valore e utili è importante;
  • idee, perché tenere la mente allenata aiuta a essere persone migliori, più aperte, accoglienti e preparate;
  • tematiche sociali, perché andare al Pride mi è costato zero fatica e un po’ di trucco colorato sugli occhi. Ora voglio fare qualcosa che sia più concreto di quattro passi in centro. Voglio fare di più. E spero davvero che mi seguirai lungo questa strada.

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