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23 febbraio 2017
Marianna

Basta la passione?

No, la passione non basta.

La passione è un’illusione, una cosa effimera. Nel lavoro, dico, eh? Sulle questioni di cuore, per questa volta, non mi addentro!

“Ah, la cucina è la mia più grande passione, potrei farne un lavoro”, “Sono molto appassionato di fotografia, potrei venire a scattare al tuo evento”.

Io di gente che ha aperto partite Iva, mosso da smisurati amori, ne ho vista tantissima e ne ho vista tanta anche fallire. Chi, chiederai? Io, per dire. Ho aperto Zandegù in modo parecchio incosciente quando avevo 21 anni e, per 6 anni, l’ho gestita nell’unico che conoscevo: con amore. L’amore che avevo io per la prima Zandegù, quella di carta, assomigliava alle prime relazioni, quelle dove ti impegni, ma alla fine sei giovane e sai che probabilmente non durerà.

Il paese delle meraviglie?

La passione non basta, nel lavoro. Anche se ci sono un sacco di persone che ti promettono meraviglie, che ti dicono che se c’è la passione la strada sarà tutta in discesa. Non basta perché poi ci sono i conti, le relazioni con gli altri, le rotture, la routine. Tutte cose sulle quali l’amore fa quello che può, ma non tutto.

A 21 anni avevo proprio il paraocchi: pensavo che fare scelte di business, sulla base di cose che mi piacevano, bastasse. Ma figuriamoci! Dire: “Partecipo alle fiere perché mi piacciono” non significa automaticamente che questa fiera sia utile alla tua attività. Dire: “Faccio fumetti in ebook perché le graphic novel sono la mia grande passione”, non è detto che sia un’oculata idea per fare soldi.

La passione muove gli hobby

E anche il lavoro, certo. È la spinta iniziale alla barca, quando devi farla entrare in acqua. Ma poi la barca non va avanti da sola. Certo, potrebbe navigare per una fortunata combinazione di vento + corrente, ma se c’è bonaccia?

A farla andare avanti, alla meta, servono i remi. E in questi 4 anni di nuova Zandegù ho capito perfettamente quali sono i remi che ti fanno navigare lontano.

Duro lavoro

Ti sembra una banalità come la passione? Non lo è. Tanti credono che siccome una cosa ti piace o ti viene facile allora tutto sarà in discesa. Non è così: quotidianamente ti devi sbattere, anche quando non hai voglia, anche quando hai l’influenza, anche quando sei demotivato, anche quando è sera o il fine settimana.

Duro lavoro vuol dire pianificare, fare le cose seriamente, darsi scadenze, orari, obiettivi e, soprattutto, significa rispettare gli impegni presi con sé e con gli altri.

Sapere collaborare

Da soli, l’ho già ripetuto in un sacco di post fino alla nausea, non si va lontani. È chiaro che scendere a compromessi, inevitabile quando si lavora con altre persone con idee diverse dalle tue, non è facile. Richiede umiltà, lungimiranza e pazienza. Ma se la persona con cui si collabora è valida, gli sforzi sono sempre ripagati.

Zandegù ha collaborato con PubCoder e IED Torino e, grazie a questa partnership, ha potuto fare un favoloso ebook interattivo per beneficenza che, altrimenti, sarebbe stato per noi tecnicamente impossibile da produrre.

Ammettere i propri limiti

All’inizio, e lo dicevo in questo post, è salutare e spesso inevitabile provare ad arrangiarsi e fare da soli. Per questioni di budget, soprattutto. Senza arrivare ad assoldare un intero team al proprio servizio, dopo qualche tempo potrebbe capitare che ci si renda conto che: “Ok, la grafica che faccio con Canva fa pettare. Devo fare un corso”. Oppure dire: “Questo progetto che ho messo in piedi non funziona per il mio pubblico”. O ancora:  “Questo libro che credevo sarebbe stato un successo è stato pensato male”. Sbagliare si può, non si può sempre fare tutto giusto. Abbracciare il fatto che l’errore possa entrare nel nostro lavoro ci consentirà di perdonarci un po’ di più se sbagliamo e di imparare sul serio dai propri errori (cosa che si dice spesso e si fa di rado) per non ripeterli.

Formarsi costantemente

Quindi le tue grafiche su Canva fanno pettare? Devi fare un corso? Ottimo, è il momento per formarti! Ma può anche non essere un corso. Io quando lavoravo a Zandegù on paper non ci avevo mica pensato a tenermi aggiornata. Ora lo faccio ogni giorno e puoi farlo anche tu. Leggendo manuali, navigando siti utili al tuo lavoro, cercando spunti interessanti in business diversi dal tuo (io per dire seguo un sacco di profili Instagram di cibo e di design e mi danno sempre input inaspettati), ascoltando conversazioni stimolanti, guardando tutorial su YouTube, frequentando gente più cazzuta di te, andando a fiere, convegni, presentazioni, mostre, concerti. Certo, io sono anche molto fortunata: entro in classe e ascolto i nostri docenti!

Guadare cosa si fa fuori / essere curiosi

E gli altri cosa fanno? Nel 2007 (come avrai capito in passato sbagliavo tantissimo!) non guardavo molto quello che faceva la concorrenza. Pensavo di essere mossa da un fuoco interiore che mi avrebbe portato a fare “le cose giuste”. Quanta demenza nel mio cervello! Copiare come un artista (come dice Austin Kleon) è un’ottima cosa: prendere spunto, rielaborare, adattare. Non penso che inventerò mai il nuovo Facebook: tanto vale che adatti delle buone idee e le usi nel modo migliore per Zandegù. Questo, ovviamente, significa essere super curiosi di tutto, perché l’ispirazione per un nuovo corso, ebook, progetto può venire anche da una serata sul divano coi tuoi amici a guardare un brutto film.

Fare i conti e usare Excel

In matematica avevo 5 e non ho proprio una mente molto razionale e logica (Marco lo sa mooooolto bene!). La passione purtroppo non fa quadrare i conti. Se nel tuo lavoro vuoi fare sul serio devi avere un business plan, parlare con il tuo commercialista, controllare entrate e uscite periodicamente e fare previsioni sensate per gli investimenti. Io non uso strumenti particolari, ma un semplice file Excel e mi confronto tantissimo con la mia commercialista e i miei colleghi e collaboratori. A volte vedere i conti può essere sconfortante, ma dopo 5 secondi di down di solito mi danno la motivazione per fare meglio e correggere il tiro, prima che sia troppo tardi.

Guardare lontano, ma non troppo in là nel tempo (gli obiettivi di medio periodo)

Ho sempre avuto il difetto di fare “salti altissimi” come dice Guido Catalano. Forse è una delle mie caratteristiche migliori, però nel business non è sempre la cosa più consigliata. Immaginare la conquista dell’Italia con il tuo franchising di abbigliamento è lodevole, ma forse poco realistico, quindi meglio “saltare basso”. Ho iniziato a darmi obiettivi ambiziosi ma non impossibili: così quando li raggiungo sono contenta e, passo passo, mi avvicino alla meta (quella dove dominerò il mondo e avrò dei minions al mio servizio! Ah ah ah! Scherzo, dai, non sono così megalomane!).

Ma allora è vero che la passione dopo un po’ si spegne?

Una risposta non ce l’ho. Ogni coppia e ogni business è una storia a sé, si deve trovare il proprio equilibrio. Zandegù e io abbiamo avuto una storia bella pesante, ci siamo pure lasciati per 2 anni e ora la passione è più bruciante che mai. Però io mi sforzo ogni giorno. Insomma, a forza di remare mi son venuti due bicipiti che MisterMuscolo mi fa una pippa! È il grande amore della mia vita: come mi fa girare i coglioni Zandegù nessuno mai, ma spero davvero che invecchieremo insieme!

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